Prove di Kitegen
Abbiamo parlato molte volte del progetto Kite Wind Generator, l’eolico d’alta quota tutto italiano che potrebbe letteralmente rivoluzionare la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il progetto ha ricevuto riconoscimenti a livello internazionale e anche da parte del governo, con l’accesso a un finanziamento. Ora è disponibile anche un filmato che mostra il funzionamento del primo prototipo previsto nel corso del progetto KiteGen, il suo nome è Mobilegen.
Si tratta di uno dei primi test di generazione di corrente (nella prima parte della ripresa si può notare l’amperometro che misura la corrente prodotta dal generatore, azionato dalla forza esercitata dal kite sui cavi di guida) realizzato nel settembre 2006 a Palau, in Sardegna. Bisogna ammettere che è veramente interessante vedere questo congegno in azione anche se la qualità del video non è ottima. Guarda il video. Via Kite Wind Generator Blog.
da emiliano
Ultimo commento:
di Piercarlo Resta il 01/1/70
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febbraio 16th, 2007 at 16:13
Ottimo il progetto Kite Wind Generator. Nel mio piccolo,
Raccolgo l’invito, per descrivere due idee, da tempo presentate all’Ufficio Brevetti di Milano: autostrada più sicura e energia raccolta per strada, non dispersa.
1) Autostrada più sicura.
Nel 1998, rimasi colpito dal numero d’incidenti autostradali causati dal salto di carreggiata, tutti disastrosi,per gli inevitabili scontri frontali con gli autoveicoli provenienti dalla carreggiata opposta.
Rivolsi il mio interesse allo studio di una soluzione che rendesse più sicura l’autostrada, almeno da tale tipo d’incidente, ottenendo il risultato che segue.
Nell’attuale modello di autostrada, le due carreggiate sono delimitate dalle corsie opposte, destinate alle auto più veloci e sorpasso.
Con l’intento quindi di distanziare le due carreggiate, allontanando le corsie di sorpasso a maggiore velocità, ho disegnato un modello di autostrada a carreggiate invertite, ovvero: chi percorre l’autostrada, rispetto alla propria direzione, avrà la carreggiata opposta non più a sinistra ma a destra.
In tal modo, le due carreggiate sono delimitate dalle rispettive corsie di emergenza, ottenendo così maggiore sicurezza e vari vantaggi: a) maggiore spazio-intervallo tra le due carreggiate (circa m. 3 + 3 delle corsie di emergenza più almeno m. 2,5 per la delimitazione, comprensiva di siepe e fasce di “guard-rail” protettive); b) le corsie destinate al traffico veloce sono confinate ai margini esterni dell’autostrada; c) abbagliamento ridotto, per la maggiore distanza tra le due direttrici di traffico; d) minore distrazione del guidatore, dovuta a curiosità, particolarmente in casi d’incidente nella carreggiata opposta; e) più rapido intervento dei mezzi di soccorso; f) minori costi dovuti alle infrastrutture e servizi posti in posizione centrale, comuni per le due carreggiate che potranno divergere leggermente, per lasciare lo spazio centrale, o procedere accostate, realizzando le aree dei servizi interrati, con accesso e luce assicurati dalle rampe opposte e contigue di discesa e risalita; g) minore impatto ambientale e costi, per la realizzazione, oltre che dei servizi, degli svincoli, più diretti e ridotti, con le opere, sopraelevate o interrate, per superare solo la metà e non l’intera larghezza dell’autostrada.
Le entrate ed uscite dai caselli di testa sono regolate con una carreggiata interrata o sopraelevata che attraversa l’altra prima del casello o dopo, confluendo in un sistema viario rotatorio.
2) Energia elettrica raccolta per strada.
Lo studio approfondito delle autostrade mi ha rivelato la possibilità di ottenere la produzione di energia elettrica, combinando tale risorsa all’attenuazione della rumorosità.
Autostrade, ferrovie e metropolitane sono considerate infrastrutture di carattere primario. Costituiscono cioé un vero effetto “leva” per lo sviluppo dei territori attraversati, caratterizzati come maggiormente urbanizzati ed abitati. Per attenuare l’inquinamento acustico, prodotto dal maggiore traffico, si applicano le barriere-foniche/antirumore, nei vari modelli, attualmente in produzione e sempre più diffuse.
Oltre ad abbassare i “decibel”, le barriere trattengono lo spostamento d’aria prodotto dal passaggio degli autoveicoli e treni, superando severi collaudi di resistenza (circa kg. 250 o più per mq.).
Lo spostamento d’aria, trattenuto dalle barriere, è convogliato in una bussola cilindrica coperta e semichiusa, realizzata dello stesso materiale delle barriere, contenente l’aerogeneratore, a due o tre pale verticali, oltre al motore per trasformare l’energia meccanica in elettrica.
Gli aerogeneratori / turbine, collegati in linea, trasferiscono l’energia prodotta ad una centrale, per l’immissione nella rete distributiva generale.
In una proiezione temporale, augurabilmente ravvicinata, potrà essere realizzato, da autostrade, ferrovie e metropolitane, un circolo molto virtuoso, autorigenerante e di rivalsa: fornire corrente alle stazioni di servizio, per ricaricare le auto elettriche, illuminare le autostrade – specie nelle zone nebbiose -, ed alimentare direttamente le linee ferroviarie e metropolitane.
Beninteso, la parte più importante è determinata dall’immissione di energia elettrica nella rete principale, attenuando la dipendenza ed assillo giornaliero per la quotazione del barile di petrolio, in adesione al Protocollo di Kyoto e raggiungimento di traguardi produttivi di energia elettrica, prodotta da fonti rinnovabili, fissati entro il 2010.
Considerando che, mentre per l’adozione del primo brevetto, relativamente alle autostrade da realizzare, andrebbero unicamente rivisti i progetti degli svincoli e aree di servizio, con il vantaggio della maggiore sicurezza e minori costi di costruzione, l’applicazione del secondo richiederebbe un semplice inserimento, “accendendo” nuovi ed inaspettati ricavi alle società di gestione, come si trattasse di un secondo pedaggio, ottenuto dall’energia prodotta e misurabile per ogni autoveicolo, in relazione alle sue dimensioni e massa di spostamento d’aria per Km. percorso, incoraggiando le soluzioni basate sul “project financing”.
Ma non é tutto. Imboccato il filone delle energie rinnovabili e seguendo coerentemente il percorso “dall’idea al business plan”,ovvero, con la costante ponderazione dei costi e dello “stato dell’arte”, sono a buon punto con una soluzione in grado di produrre energia per tutti gli usi, anche limitata a singole unità residenziali o produttive.
Cordiali saluti.
Luigi Castagna
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maggio 21st, 2008 at 08:19
L’idea prima di tale “rivoluzione….. “è dell’architetto prof. Enrico Cambi docente di composizione arcitettonica all’Università di Firenze che la espose nell’anno 1970 in vari incontri presso la sede della rivista Cinquemattoni di cui ero editore.