Petrolio a 100 dollari, profumo di 1973

Non so voi, ma nel 1973 avevo già l’età della ragione e ricordo bene l’austerity. Auto vietate la domenica e una serie di severità collaterali perchè la benzina era arrivata a costare, udite udite, addirittura 162 lire al litro. Mi è tornato in mente ora, che il petrolio ha superato i 100 dollari al barile e la benzina verde è arrivata a 1,36 euro al litro. E mi domando: perchè, a differenza di allora, adesso non si sente l’urgenza di risparmiare petrolio, elettricità e insomma energie?
C’è il fatto che il petrolio si compra in dollari, e un euro vale quasi ormai 1,5 dollari. Però l’aumento del petrolio è un fatto reale, non solo dovuto alla svalutazione del dollaro. Un’altra risposta è suggerita qui: a differenza che nel 1973, ora la globalizzazione – cioè dallo sfruttamento all’osso dell’uomo e del pianeta – offre tante altre merci a basso costo, e la loro disponibilità consente di continuare a consumare e ammortizza, per così dire, il peso del barile. Sarà . Però, con i prezzi del petrolio di un anno fa, ovvero sui 60 dollari al barile, l’auto già costava 4 mila euro all’anno per famiglia. E’ vero, sulla cifra incidono anche bollo e assicurazione. E comunque insieme al petrolio aumentano gas ed elettricità ; riscaldamento e trasporti, e l’elenco potrebbe continuare. Non so fino a che punto sarò possibile ancora ammortizzare, e dunque, per quel che vale: non credo che tarderà molto il risparmio energetico obbligato tipo 1973. Non c’era solo lo stop domenicale alle auto, col piacere del silenzio in città e gli adulti – se li ricordo bene! – che anche loro sperimentavano la gioia infantile di essere i padroni delle strade. Con l’austerity la tv non trasmetteva più dopo le 23 e si spegnevano perfino gli alberi di Natale. Credete a chi l’ha vissuto e lo ricorda: non si stava poi così male.
da maria
Ultimo commento:
di Roberto il 01/1/70
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novembre 8th, 2007 at 10:53
Allora torneranno sulle strade le bici? Anche nelle città collinari e montane? Ce la faranno gli Italiani pigroni e sovrappeso? Sennò tutti a casa a chiaccherare in salotto, con la Tv spenta! Niente centri commerciali, niente traffico sulle strade, però anche niente soldi all’Erario grazie alla vendita di benzina…Tasseranno l’aria per sostenere lo Stato? difficile tornare al ‘73!
novembre 8th, 2007 at 10:55
Vedere le strade di Roma libere da automobili sarebbe un sogno per me che mi muovo in bici!
Il mio unico rammarico è che le scelte giuste e sostenibili in Italia vengano adottate quasi esclusivamente per decreto in una situazione di crisi.
Passata questa, tutti di nuovo in strada a strombazzare e scarburare ben bene.
Pedalare gente, pedalare!!!
novembre 8th, 2007 at 10:57
Me lo ricordo anch’io e anch’io penso che non si stava poi così male… da qualche parte bisogna pur cominciare la discesa dall’orribile picco dei consumi. Farlo piacevolemente in bicicletta la domenica sarebbe il male minore… Nella mia città stanno già montando le nauseabonde luminarie natalizie. E però, per ora, solo sobri rami d’abete (non so dire se veri o di plastica)intrecciati con palle varie. Fa così chic e niente lucine? sarà un caso?
novembre 8th, 2007 at 11:26
Si tratta di rendere sostenibile la mobilità in Italia: poter caricare le bici sui mezzi pubblici, togliere le auto a favore di spazi conviviali, dove passano, cioè “vivono”, pedoni, carrozzine e biciclette, ma soprattutto cambiare la logistica delle merci..e smettere di bere l’acqua in bottiglia.
novembre 8th, 2007 at 14:35
Piccolo particolare: nel ‘73 (e negli anni immediatamente successivi) la crisi era dovuta a questioni strettamente locali e finanziarie e, come tale, si sapeva fin dall’inizio che sarebbe stata destinata a durare poco.
Ora invece chi non vive sulla luna o non vuole atteggiarsi a cieco per interesse personale sa benissimo che una volta imboccata la china non ci sarà ritorno, e i nostri politici sono molto informati, anche se fingono di non sapere. L’approccio psicologico rischia d’essere quindi ben diverso, e ben diverse le conseguenze.
Ci verrà raccontato (leggi: si continuerà a raccontarci ma anche: continueremo a raccontarci) ogni tipo di menzogna nel tentativo di tranquillizzarci ma, così facendo la situazione continuerà a peggiorare. Una delle carte che credo verrà presto giocata dal potere centralizzato sarà la ricerca di qualche nemico esterno contro il quale accanirsi (almeno a parole) e sul quale scaricare nominalmente ogni responsabilità pur di non perdere “la cadrega” (la poltrona).
Mmm… non è che il gioco è già cominciato da un pezzo?
novembre 8th, 2007 at 15:14
Nessun profumo di 1973, mi dispiace. Il sistema oggi si regge solo se prosguono i consumi (i consumi, mica la produzione: quella è già in cina), e quindi SIA la crisi CHE l’austerity deprimono i consumi. Credo sia un sogno ad occhi aperti quello di una possibilità di austerity con quelle – rosee – modalità ; anche per il tasso di irresponsabilità cronica della classe politica – questi ci portano a un hard landing pur di negare fino all’ultimo che stia succedendo qualcosa.
Siamo in un passaggio epocale, il 1973 era solo uno dei primi scricchiolii ora siamo al crack. Indulgere in sogni ad occhi aperti oggi è assolutamente comprensibile, ma altrettanto pericoloso: la realtà è peggio, ed è più probabile che le automobili continuino a girare mentre la società va a pezzi, piuttosto che il contrario. Vedrete cosa faranno pur di non dire all’elettore che questa (triste) festa è finita: il lavorio attorno al nucleare e al taglio delle accise è solo all’inizio…
WB
novembre 8th, 2007 at 20:48
Oggi parlavo del 73 mentre ero a pranzo con mio padre. Allora era ancora in cerca di moglie,aveva una fiammante Fiat 850,una delle poche auto del mio paesino di campagna.Vedeva il futuro pieno di opportunita’ e di crescita, così in trent’anni di duro lavoro ha guadagnato ed ora ha molti altri oggetti.. Però sta comprendendo che i miei figli e le generazioni future non potranno avere ciò che noi abbiamo consumato. Che la crescita all’infinito non è sostenibile. Grazie papà ! Sorry, forse sono un po O.T.
novembre 9th, 2007 at 09:27
Ho vissuto in pieno le strade piene di biciclette dell’austerity del 73, a quel tempo abitavo a Cagliari (ora a Roma): tutto molto pittoresco ma purtroppo le cose sono cambiate. A parte il fatto che si parlava di domeniche mentre il problema si pone soprattutto nei giorni feriali e poi adesso è cambiato il modo di lavorare: PURTROPPO c’è il bisogno di spostarsi molto di più di un tempo. 30 anni fa si sceglieva il lavoro più vicino casa (addirittura mi raccontava mio nonno che suo padre dovendo cambiare lavoro a soli 500 metri di distanza cambiò casa in affitto e non era all’epoca una follia) adesso invece bisogna accontentarsi e non si bada certo più all’ubicazione e i km aumentano (sia in auto che in autobus) e il traffico aumenta e il tempo aumenta, lo smog aumenta…
novembre 9th, 2007 at 16:00
Trovo ottimi i commenti a questo post. Gradirei leggerne altri. Le testimonianze in prima persona sono sempre le più efficaci. Cerco di unirmi al coro, sperando che mi perdonerete quel po’ di retorica che mi sfuggirà tra le dita.
Nel ‘73 ero un bambino che non aveva ancora terminato le elementari. All’epoca le domenica senz’auto erano poco più di un diversivo. A malapena scorgevo gli sforzi che i miei genitori facevano per far quadrare la fine del mese, ma ripensandoci a distanza d’anni erano sforzi enormi, anche in considerazione dei tassi d’inflazione abbondantemente a due cifre. Come credo che spesso capiti ai bambini, a dispetto della realtà mi sembrava che il mondo fosse enorme, le possibilità infinite, l’orizzonte una meta ambita e carica di promesse.
Dieci anni dopo, a metà degli anni ‘80 ero un giovane che entrava nel mondo del lavoro. Già avevo capito che il mondo è ben altro che infinito, ma l’orizzonte continuava a sembrarmi ampio, arioso e solare: tutto sommato, il buon senso avrebbe alla fine trionfato, pensavo. Più avanti avrei trovato quel che cercavo.
Nei vent’anni successivi ho imparato che l’orizzonte è sempre dietro l’angolo, entità virtuale irrangiungibile e come tale non degna di considerazione, e che non c’è discontinuità tra ieri, oggi e domani. Il buon senso, semplicemente inesistente a livello collettivo ed estremamente raro a livello individuale, non ha alcuna possibilità di trionfare. Quel che cerco, probabilmente, non può esistere.
Temo che il domani sarà come ieri. Si passerà attraverso innumerevoli crisi. Si vivranno innumerevoli violenze. La vita si trascinerà , come ha sempre fatto, tra il male e il peggio e di nuovo il male. I giovani troveranno lo stesso il modo di ridere e di sperare, come fanno da sempre, a volte anche con sincero entusiasmo. Ma finiranno per scoprire ancora e ancora che il loro era riso amaro e che anche la speranza ha una data di scadenza.
maggio 20th, 2008 at 09:35
grazie Aldo, hai dipinto un affresco del nostro tempo come meglio non si sarebbe potuto. Personalmente (forse sono anche io OT) credo che la ricerca di fonti d’energia alternative al petrolio sia stata troppo snobbata (quando non ostacolata, nel caso del nucleare, in ogni caso più pulito del petrolio) e le conseguenze sono che il nostro destino è nelle mani di gente (i paesi islamici) che un giorno si dicono nostri nemici e il giorno dopo pure
agosto 4th, 2008 at 12:06
Nel 1973 durante l’austerity avevo 33 anni. L’ho gustata tutta, ogni domenica con i miei pattini giravo in lungo ed in largo per la città . Si è trattato comunque di un piccolo pagliativo che e’ servito solo a deliziare gli amanti delle bici, dei cavalli e dei pattini come me. Oggi i nostri amministratori non provano piu’ neanche a fermare questa società dei consumi che ci sta portando lentamente ma inesorabilmente all’autodistruzione.
Le nazioni rimaste indietro tecnologicamente reclamano il diritto al progresso ( vedi la Cina e tanti altri paesi asiatici e sudamericani.) Non c’e’ Kyoto che tenga sino a quando non avverrà qualcosa che obbligatoriamente ci costringerà a fare marcia indietro.Sarà lo svuotamento dei pozzi petroliferi, piuttoscto che catastrofi nucleari, o buchi dell’ozono sempre piu’ grandi, ma e’ sicuro che dovremo tornare indietro.Questo a mio avviso avverrà esclusivamente in modo traumatico e violento.
Se i potenti della terra, tutti insieme, decidessero di cambiare rotta le strategie ci sarebbero tutte. Basterebbe diversificare le fonti energetiche puntando decisamente sull’eolico, sul solare, sulle bio masse, sull’idrogeno e tanti altri. Questa però rimane pura utopia il momento in cui vi e’ questa diversità di sviluppo tra le nazioni e quindi l’impossibilità di comprendere il pericolo del futuro da parte di tutti mentre e’ piu’ comodo e facile vivere il presente,in atomobile,con arie condizionate e con una economia condannata a produrre sempre, anche quando non serve.
Mi spiace essere cosi’ pessimista e mi piacerebbe tanto essere smentito, ma questa e’ la strada che stiamo percorrento in fondo alla quale c’e’ il burrone che attende la fine dell’umanità .
Roberto