Energie

Il petrolio e le infrastrutture in malora

Non fa una grinza il ragionamento di questo post che analizza le conseguenze del picco del petrolio su ponti, strade, dighe: insomma, sulle infrastrutture che rendono possibile la vita quotidiana così come oggi la conosciamo. E’ una cosa che, per quanto mi risulta, nessuno ha ancora considerato. In sostanza, il ragionamento è questo.

Siamo vicini al momento in cui, dato l’impoverirsi delle riserve, la produzione di petrolio inizierà a diminuire. Questo porterà ad una recessione economica non seguita da una ripresa. Le infrastrutture sono progettate per durare una cinquantina d’anni e, man mano che invecchiano, hanno costi crescenti di manutenzione: i massimi investimenti saranno necessari fra circa 10-15 anni, cioè quando davvero il petrolio comincerà a scarseggiare. Questo almeno negli Stati Uniti, ma non credo che qui da noi la situazione sia molto diversa. Però, invece di pensare alle infrastrutture, il business e, probabilmente, i governi preferiranno indirizzare le restanti risorse economiche su ciò che consente di ricavare ancora profitti. Se un ponte non regge più, basta (si fa per dire) smettere di usarlo. Ma provate a pensare cosa succede quando va in malora una diga, a valle della quale sorgono paesi e città… Di mio, aggiungo un pensiero a chi, indomito, le grandi opere vuol costruirle tuttora. Via Vogliaditerra.

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ago  07
22
alle 12:40
da maria


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