Grandi opere

Il Mose e la Maginot che non è servita

malamocco

Un tratto di mare lungo 450 metri e largo 350 davanti alla costa del porto di Malamocco, bocca della laguna veneta che sarà chiusa dal Mose, sta per essere riempito di terra e trasformato in una immensa piattaforma dove saranno costruiti grandi cassoni di cemento armato da fissare sul fondo per poi agganciarvi le dighe mobili. La zona ospiterà anche un villaggio in mezzo al mare per i circa 400 operai impiegati in questa specie di cementificio: a lavori ultimati non è dato sapere che fine farà. Il ministro Pecoraro Scanio si è arrabbiato, lamenta difformità fra il progetto e i lavori in esecuzione, chiede l’ennesimo stop.

Però Pecoraro Scanio potrebbe smetterla di lanciare sassi metaforici nel mare di polemiche: lo stesso Governo di cui fa parte le ha già definitivamente sepolte. E il governatore del Veneto Galan, poi! Ai microfoni del Tg3 regionale ha detto in sostanza: grazie al Mose, se arriva la grande ondata la “linea Maginot” ci sarà; non averla significa avere già perso. Galan non poteva fare paragone migliore. I soldati tedeschi, all’inizio della Seconda guerra mondiale, la Maginot non l’hanno neanche vista: l’hanno aggirata, come sicuramente farà, nel caso, la paventata grande ondata. Solo che, se sarà più dei 110 centimetri previsti, oltre che ad aggirare l’ostacolo lo sommergerà. Infischiandosene, ovviamente, dei 4 miliardi e 271 milioni di euro che saranno stati spesi a lavori finiti.

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mag  07
25
alle 11:03
da mstramazzo


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