Nilo, fiume di nove padroni
Dal 1929 sul Nilo regnava un trattato internazionale stilato dall’allora impero britannico e dall’Egitto, ma ora che la portata è scesa del 40% a causa dei cambiamenti climatici il controllo del grande fiume è diventato un problema che va ben oltre i confini tracciati a suo tempo col righello. Sudan, Uganda, Tanzania, Ruanda, Burundi, Congo, Etiopia e Egitto starebbero infatti per sedersi ad un unico tavolo e rivedere l’intera gestione del fiume dei faraoni.
Ha reso possibile la conferenza, fissata al Cairo per il prossimo mese, il negoziatore egiziano Abdel Fattah Netawie che, di fronte alle pressanti istanze degli altri Paesi nei quali scorre il Nilo, ha condotto serrate trattative diplomatiche per ben tre anni. La speranza, ha dichiarato il diplomatico egiziano, è quella di trovare risposte concordi, e pacifiche, per ogni Paese e ogni sua esigenza: dalle gestione delle dighe del lago Vittoria alle rivendicazioni dell’Etiopia; dalla sostituzione del lago di Nasser, indicato come inutile serbatoio artificiale per la grande dispersione dell’acqua immagazzinata, al contenzioso con l’Uganda che si vede negare l’acqua destinata invece agli aranceti egiziani: una coltura ormai troppo dispendiosa. Non ultime le rivendicazioni del Burundi, del Ruanda e del Congo, che reclamano più diritti, e più acqua, per un fiume che nasce nel loro territorio.
da mstramazzo
Visualizza / Lascia un commento






