I ciclopici sprechi dell’emergenza rifiuti

Più che parole, sono frustate in faccia alla cosiddetta emergenza quelle con cui la Corte dei Conti ha ricostruito i ciclopici sprechi e le inefficienze dei commissariati per la gestione dei rifiuti nell’Italia meridionale. Ce n’è per tutti, ma soprattutto per la Campania, dove il commissariamento va avanti da 13 anni e si è prodotta una “drammatica situazione di emergenza nell’emergenza ciclicamente ricorrente”. La delibera porta la data del 6 aprile, ed è accompagnata da una lunga relazione da leggere e meditare.
Alla Campania la relazione dedica moltissimo spazio. Le procedure straordinarie adottate per fare in fretta, tagliando corto sulle valutazioni dell’impatto ambientale, si sono rivelate probabilmente più lunghe di quelle normali, rispettose dell’ambiente e delle comunità locali. Si sono tollerate inadempienze contrattuali da parte delle società affidatarie. Sono depositati in attesa di smaltimento milioni di tonnellate di immondizia; i pacchi, poeticamente chiamati “ecoballe”, in teoria dovrebbero essere bruciati quando saranno costruiti gli inceneritori ma bisognerà smaltirli in altro modo per la pessima qualità del contenuto. Il commissariato ha prodotto una struttura burocratica elefantiaca a profumatamente pagata – 10 mila euro al mese a commissari, subcommissari e vicecommissari – costata complessivamente oltre 280 milioni di euro, a fronte di 516 milioni di euro di spesa complessiva. Un quarto delle spese sostenute dal commissariato sono servite per pagare personale “assolutamente improduttivo”. Su 2.316 persone stipendiate per la raccolta differenziata 200 sole lavoravano. Eccetera.
da maria
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