Il ritmo impressionante dell’asfaltatura
Non so se una foto del genere riesce a dare l’idea della prima cosa che, almeno a me, salta agli occhi durante un viaggio in treno: il paesaggio è incessantemente impastato di edifici, e pure brutti. Se vai da Torino a Milano, ad esempio, esci da una città a Chivasso e entri nell’altra a Vercelli: due terzi del percorso ormai si sviluppano fra tentacoli urbani. Ma un analogo ragionamento vale per tutt’Italia e i dati, impressionanti, sulla cementificazione sono in questo intervento di Vittorio Emiliani, ripreso da Eddyburg, al convegno “Paesaggio italiano aggredito” svoltosi la scorsa settimana a Roma. L’asfaltatura procede al ritmo di 244 mila ettari l’anno, in 15 anni abbiamo consumato un’area grande più del Lazio e dell’Abruzzo messi assieme, e dal 1950 una regione più grande dell’intera Italia Settentrionale. Il tutto accompagnato dalla constatazione che questo profluvio di edifici va di pari passo con la crescente difficoltà del ceto medio basso a trovare casa. E senza dimenticare, aggiungo io, il contributo dell’edilizia all’effetto serra.
da maria
Ultimo commento:
di federico vannucci il 01/1/70
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ottobre 30th, 2007 at 09:46
Un altro modo di vedere la cosa: avete mai pensato che un terreno “cementificato” è un terreno sul quale non potrà più essere coltivato nulla? Considerato che coltivare serve per mangiare, direi che la gravità della cementificazione è evidente.
Inoltre…
1. Prima di cementificare viene rimosso lo strato di suolo superficiale, quello vitale. Ergo: cementificazione = erosione.
2. Un terreno privato delle sue possibilità vitali diviene a tutti gli effetti un terreno deserto, al pari di una distesa di roccia. Ergo: cementificazione = desertificazione.
3. Se il terreno, prima della cementificazione, era un terreno boschivo, quel bosco è stato definitivamente è permanentemente rimosso. Ergo: cementificazione = deforestazione (alla faccia di chi sbraita tanto per l’Amazzonia e tace su quel che accade qui).
4. Per produrre i materiali da costruzione occorrono quantità di energia notevoli; per produrre quell’energia si bruciano solitamente combustibili fossili; una volta desertificato un terreno quel terreno perde la sua capacità di fissare CO2 e modifica i propri comportamenti in termini di riflessione/assorbimento termico. Ergo: cementificazione = cambiamento climatico.
5. Le aree cementificate sono alquanto più impermeabili di quelle non cementificate, per cui non consentono la percolazione regolare delle acque e ne accelerano lo scorrimento. Ergo: cementificazione = alluvioni & siccità .
6. …
L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma penso che in questa sede sarebbe come predicare ai già convertiti, ovvero dire cose che qui sapete e condividete già tutti. I (finti) sordi stanno altrove.
dicembre 4th, 2007 at 22:05
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dicembre 11th, 2007 at 11:16
Aldo non è vero, io queste cose non le sò affatto e trovo interessanti post e commenti come questo!
ottobre 20th, 2008 at 12:03
verissimo quanto riportato. sapevo di uno studio di Legambiente che valutava in Italia le aree edificate prima del 1945 pari a quanto occupato dal 46 al 90. ora siamo ai livelli di pirateria del territorio dell’era craxi, la peggiore assieme ai primi anni 60. memorabile il film ‘le mani sulla città ’ straordinaria fotocopia di ciò che succede. la Padania poi è soggetta a crimini inauditi, visto che il terreno coltivabile sta sparendo ovunque. io mio paese (Poggio Renatico) ha un ritmo di crescita pari a 3 volte il sopportabile (dimostrato coi calcoli). fra pochi anni manfgeremo asfalto
Renato Medini
ottobre 20th, 2008 at 12:30
Solo per ricordare che di questo siano tutti equamente e solidamente responsabili: sempre chè uno non decida di trasferirsi in una … grotta naturale, e tagliare ogni “ponte” con la Civiltà !
Ma è implicito che chi frequenta questo Blog possieda di minima un computer, con tutto ciò che questo presuppone.
Trovo davvero …amorale questo continuo sindacare sul “piatto altrui”, facendo finta di ignorare che il proprio piatto non è affatto diverso da quello altrui, appunto!
P.S.: a questo giro vi faccio pure grazia della solita (peraltro pertinente) citazione dell’Antesignano…