Sul fondo del barile planetario
Seguo con curiosità , ma anche con una certa preoccupazione, le notizie ultimamente più frequenti sugli sconosciuti, o semisconosciuti, animali che popolano gli abissi degli oceani: l’ultima è la cattura di un calamaro colossale lungo circa 20 metri, una sorta di “cugino” del calamaro gigante, ma ancor più grande e meno conosciuto. Sono un po’ preoccupata, dicevo, perchè mi sembra che noi umani stiamo raschiando il fondo del barile planetario con la delicatezza propria di un elefante in un negozio di cristalleria.
Il maxi calamaro è morto dopo essere finito per caso in una rete, che suppongo molto robusta e molto profonda, e dunque adeguata a compiere autentiche stragi di pesci. E morti sono anche il calamaro gigante e lo “squalo preistorico”, che invece si tentavano di portare, vivi, in qualche acquario. Tutte creature affascinanti ridotte a cadaveri sui quali effettuare un’autopsia. Vorrei tanto che la curiosità scientifica suscitata da questi “mostri marini” si materializzasse in un approccio più rispettoso alle profondità degli oceani. Almeno, prima di catturare un animale – per caso o no che questo avvenga – cerchiamo almeno di sapere quanti suoi simili restano in vita…
da maria
Ultimo commento:
di il 01/1/70
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febbraio 23rd, 2007 at 12:12
Da quel che so io questi animali vivono in profondità , e se sono presenti in superficie è solo perchè sono morenti, quindi la cosa non dovrebbe essere così ecclatante (intendo la cattura, per la scoperta è diverso).
Non sono un esperto biologo, ma non mi sembra “cattiveria” la cattura di questo calamaro.
Saluti
febbraio 23rd, 2007 at 13:29
Il calamaro era vivo e vegeto quando è finito nella rete, ed è rimasto vivo per quasi tutte le 24 ore necessarie per portarlo a bordo. Ho quindi l’impressione che non sia stato catturato perchè ormai morente, ma perchè, piuttosto, la rete pescava a grandi profondità , anche se non certo fino alle profondità abissali in cui questi animali di solito vivono. Ed è il sistematico uso della pesca a grande profondità che ci fa raschiare il fondo del barile planetario.
febbraio 23rd, 2007 at 20:48
HA HA! Ora temete per le sorti dei calamari COLOSSALI (Mesonychotheuthis hamiltoni)? HAHA esso è una belva che non conosce tregua, un angelo della rovina.. nessun umano potrà farlo estinguere.. ha ha… perpiacere la morte di un giovane mostro non è una perdita affatto grave caro Mario… occupiamoci di specie che soffrono davvero…
In proposito vi segnalo il link
http://www.corriere.it/openxlink.shtml?http://www.edgeofexistence.org/species/top_100.asp che parla proprio delel 100 specie più abbisognose d’aiuto… ha ha ha niente demoni come il Mesonychotheuthis hamiltoni od il suo conspecifico Architheuthis Dux….ha ha
febbraio 23rd, 2007 at 21:00
Demone, belva, angelo della rovina… Boh. Per me è semplicemente un animale, e come sai non mi occupo di animali solo quando sono prossimi ad estinguersi. Su Edge e sui 100 animali più minacciati ho già scritto un post il 17 gennaio.