I nostri scarti, la loro vita
Condivido pienamente quanto scrive Greenreport, il Brasile sta diventando l’Arabia Saudita del ventunesimo secolo, ma ad un prezzo che è difficile condividere. Si chiama “Ecobistecca” (ogni occasione è buona per mettere il suffisso eco) il nuovo progetto inaugurato dal presidente brasiliano Lula. Si tratta di un impianto che trasformerà 300 tonnellate di grasso animale al giorno in 100 milioni di litri di biodiesel all’anno, che potrebbero coprire il 18% del fabbisogno di diesel dell’intero Brasile. Il progetto nasce però per far viaggiare i camion del gruppo Bertin, tra i maggiori produttori e esportatori di carne brasiliani, sotto accusa per il suo contributo alla deforestazione e al rifornimento dei fast food. Ma quanto conviene un biocarburante del genere? E soprattutto a chi conviene?
Rispondere a quest’ultima domanda è facile. Conviene a Bertin che può lustrarsi le proprie immeritate eco-medaglie e conviene ai grandi interessi legati alla “produzione” di carne. A chi non conviene invece? Ai poveri del mondo innanzitutto. I primi, come sempre, a risentire delle nostre scelleratezze.
Già in passato avevamo parlato del rincaro dei prezzi dei cereali e dello zucchero che i biocarburanti derivati dal mais e dalla canna da zucchero producono, e lo stesso discorso varrebbe per questo genere di biodiesel. La nostra opulenta società , angustiata dal problema dell’obesità , richiede carne sempre più magra e il grasso diventa rifiuto da utilizzare per far viaggiare le nostre assetate automobili. Senza dimenticare che se aumentano i pascoli in Brasile avviene spesso a danno della martoriata foresta tropicale.
Un ultimo appunto, per produrre un chilogrammo di proteine animali servono da 3 a 10 chili di proteine vegetali e ci vogliono 15 metri cubi di acqua mentre per 1 chilo di cereali ne bastano da 0,4 a 3 metri cubi. Ma a questo qualcuno ci ha pensato? No, sembra proprio che un futuro da vegetariani (o almeno da onnivori attenti) non interessi a nessuno.
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agosto 23rd, 2007 at 10:41
a me pare una cavolata