Verde

Amazzonia, un pugno in faccia a Cargill

cargillAbbiamo già parlato di come McDonald’s sia impegnata nella distruzione della foresta amazzonica attraverso l’importazione di soia illegale, impiegata come mangime negli allevamenti di polli e maiali – nonostante un recente impegno contro la deforestazione. Un’oligarchia, quella della soia, in mano a poche multinazionali, che riforniscono le grandi catene di fast food; realtà come Cargill, ADM, Bunge, Dreyfus e Maggi, responsabili della distruzione di 70 mila chilometri quadrati di foresta negli ultimi tre anni. Ora arriva finalmente una vittoria: è stato chiuso infatti, grazie all’intervento dell’agenzia brasiliana per l’ambiente (Ibama) il grande porto di Santarém, sito in piena foresta amazzonica (nella foto) e di proprietà proprio della Cargill. L’impianto era da circa sette anni al centro di una battaglia legale che ha visto impegnato il governo brasiliano ad ottenere una valutazione di impatto ambientale per esso. Fortunatamente il rifiuto di collaborare di Cargill si è dovuto scontrare contro la sospensione di tutte le attività ordinata dall’Ibama. Per un approfondimento leggi Greenpeace.

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mar  07
27
alle 08:19
da emiliano

Ultimo commento:

di il 01/1/70

speriamo, anche perché finita l'Amazzonia ci rimane ben poco da sperare... :-(


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2 Commenti to “Amazzonia, un pugno in faccia a Cargill”

  1. photostar dice:

    ogni tanto vincono le ragioni della natura: speriamo che capiti più spesso!

  2. Anonimo dice:

    speriamo, anche perché finita l’Amazzonia ci rimane ben poco da sperare… :-(

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