Il mais devastatore
Consiglio a tutti la lettura di Il Dilemma dell’Onnivoro, un post scritto da Ugo Bardi, di Aspo Italia, cha analizza l’omonimo libro di Michael Pollan, un’analisi attenta dell’industria alimentare americana. Cerco di riassumervi il post. La cosa che mi ha colpito di più è stato venire a conoscenza del fatto che all’inizio del secolo lo strato di humus fertile nel Midwest americano (la patria del mais) era di circa 120 cm, mentre adesso si è ridotto a meno di 60 cm. “In natura, per fare un centimetro di humus fertile” scrive Bardi “ci vogliono circa due secoli. In un secolo, i coltivatori americani hanno distrutto quello che la natura aveva impiegato migliaia di anni a creare”.
“Esistevano fino agli anni ‘80 in America meccanismi economici che servivano per evitare la sovraproduzione di mais. Il governo dava un sussidio all’agricoltore in proporzione al mais stoccato nei silos. Con i silos ben pieni, l’agricoltore non aveva incentivi a produrre ulteriore mais e poteva produrre altre cose. Ma dagli anni ‘80, il governo paga agli agricoltori un minimo garantito per ogni “bushel” di mais messo sul mercato. Quindi, l’incentivo per l’agricoltore è di produrre sempre di più. Inoltre, il minimo viene ridotto tutti gli anni, cosicché gli agricoltori si trovano in una spirale perversa in cui devono produrre sempre di più per guadagnare sempre meno. Questo ha generato la corsa ai fertilizzanti, alle specie ingegnerizzate, ai semi prodotti dall’industria chimica, alla distruzione di tutte le attività che non fossero piantare mais”.
Il sistema dei fast food si basa proprio su questo sistema di mais a basso prezzo e fenomeni come il bioetanolo per autotrazione o le stufe a mais sono anch’essi figli di questo meccanismo perverso – quando non causano però fenomeni opposti e altrettanto preoccupanti. “Se dovessero cominciare a mancare i fertilizzanti prodotti dai combustibili fossili” scrive Bardi “tutto il Midwest americano si trasformerebbe in pochi anni in una distesa sterile di polvere grigia che le piogge spazzerebbero via in pochi anni”. Fortunatamente l’Italia non è stata mai coinvolta direttamente in processi come questi, ma indirettamente anche l’Italia, e con essi mezzo mondo, è in parte responsabile del perpetuarsi di un meccanismo del genere. La nostra agricoltura infatti, non è mai riuscita a sostentare più di 20-25 milioni di persone e se non importassimo cereali dall’estero, e in particolare dagli Stati Uniti, non potremmo mai dar da mangiare ai quasi 60 milioni di abitanti attuali della penisola. Per un approfondimento leggi l’intero post.
da emiliano
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