Petrolio, la decrescita inevitabile

Insieme a un centinaio di persone, ho avuto il privilegio di vedere ieri sera il documentario sulla fine del petrolio prossima ventura. E’ intitolato “A crude awakening”, cioè “Un duro risveglio”. Privilegio, perchè il film non è disponibile in Italia neanche su Dvd. E’ stato proiettato in inglese con sottotitoli in italiano ieri sera, lunedì, a Torino, nell’ambito di Cinemambiente, presente uno dei registi, Ray McCormack. Sintesi: il petrolio sta finendo, e inevitabilmente dovremo cambiare il nostro modo di vivere che su di esso si basa, rivedendo al ribasso i consumi e il tenore di vita. Cosa che nemmeno un pubblico ecologista come quello che assiste a Cinemambiente ha digerito. Il regista infatti si è preso del catastrofista. Ecco cos’è successo nella sala 2 del cinema Massimo, a due passi dalla Mole.
Lascio semmai a un geologo l’onore e l’onere di fare le pulci ai dati in base ai quali “A crude awakening” calcola ormai prossimo il “picco del petrolio”, il momento cioè in cui la produzione comincerà a diminuire. Mi limito a dire che anche le compagnie petrolifere sono conscie che siamo vicini al “picco”. E non sto neanche ad elencare tutti gli aspetti della nostra vita che dipendono dal petrolio abbondante e (relativamente) ancora a buon mercato. Mi soffermo piuttosto sugli aspetti più tragici e peculiari di “A crude awakeming” che, a differenza di “An inconvenient truth”, il celebre film documentario sul riscaldamento globale, non tratteggia la possibilità di continuare a vivere come ora grazie a fonti di energia alternative e-o rinnovabili.
Nel dibattito seguito alla proiezione il regista Ray McCormack ha ribadito che in futuro l’energia non potrà che scarseggiare, spalleggiato da Luca Mercalli, climatologo, l’altro vip intervenuto alla proiezione. Non merita la pena puntare sul nucleare, dato che anche l’uranio fra non moltissimi anni finirà , e in ogni caso è troppo tardi per cominciare a costruire tutte le centrali nucleari che ci servirebbero. E non è assolutamente il caso di puntare sui sui biocarburanti, dato che per coltivarli ci vogliono trattori, concimi chimici e pesticidi – tutta roba legata al petrolio – e in più a conti fatti viene prodotta una quantità di energia di ben poco superiore a quella necessaria per ottenerla. Senza contare che i biocarburanti impediscono di usare la terra per far crescere cibo. Le fonti rinnovabili – vento e sole – possono aiutarci, ma solo fino ad un certo punto, e tutto il resto, a cominciare dall’idrogeno, è semmai futuribile.

Questo dicono film e regista: dunque è inevitabile rivedere al ribasso le nostre prospettive di consumi futuri, e sarebbe anzi bene – peccato solo che nessuno lo faccia – usare saggiamente il petrolio che resta, così che, quando sarà davvero finito, il risveglio non sia brutale. Proprio per questo Ray McCormack si è preso del catastrofista. Però attenzione a dirglielo così come glie lo hanno detto a Torino, senza argomentare nulla salvo il fatto che una cosa del genere è apocalittica, inauduta e dunque impossibile: quando la sveglia suona presto, quando il risveglio è duro, la prima tentazione è girarsi dall’altra parte e cercare di continuare come se nulla fosse a dormire. A proposito: quando Ray McCormack ha iniziato a lavorare al film il barire costava 25-30 dollari. Giusto ieri è arrivato a 85.
da maria
Ultimo commento:
di » Il Guardian: sono manipolate e ingannevoli le stime ufficiali sulla futura produzione di petrolio - Gregambiente il 01/1/70
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ottobre 16th, 2007 at 09:54
OT: suggerimento per una notizia interessante: http://www.ecoblog.it/post/4486/butta-la-pasta-e-spegni-il-fuoco
perchè non ne parlate??
ottobre 16th, 2007 at 11:18
Insomma: il petrolio finisce, i biocarburanti non sono sostenibili, le rinnovabili non possono essere la soluzione unica e l’idrogeno è futuribile…
mmm…sento puzza di nucleare.
ottobre 16th, 2007 at 11:25
C’ero anche io ieri sera alla proiezione del documentario. L’ho trovato molto bello e interessante, cosi’ come il breve dibattito successivo. Bravo anche Mercalli, oltre al regista, ovviamente. Sostanzialmente sapevo gia’ tutto al riguardo, perche’ leggo spesso il blog di ASPO Italia, ma un documentario cosi’ andrebbe proiettato su larga scala. Mi aspetto quantomeno una puntata di SuperQuark interamente dedicata a questo argomento, al pari dell’ottima puntata su Chernobyl ed energia. Sono inoltre stupito dalle reazioni del pubblico, spaventato, tramortito e incredulo, eppure basta rifletterci un po’ su, leggere e informarsi un po’, per capire QUANTO SIANO SOLIDE e RAGIONEVOLI le tesi espresse all’interno del documentario. Non ci accorgiamo di quanto sia estrema ed esagerata la nostra societa’ nell’uso dell’energia perche’ non facciamo mai riferimenti al passato e non abbiamo sviluppato in noi un po’ di moderazione e realisimo. Non si pue’ vivere “alla grande” per sempre e dovremmo iniziare tutti a capire perche’. Per quanto riguarda le fonti alternative di energia, prima di pensare a quelle sono convinto che dovremmo tutti cominciare a consumare MOLTA MENO ENERGIA. Credo che sia l’imperativo, anche perche’ nessuna fonte alternativa puo’ risultare competitiva se i consumi continuano ad essere quelli, esagerati, attuali. Proprio un duro risveglio, e’ un titolo azzeccattissimo!
ottobre 16th, 2007 at 11:33
A Zaf. Può darsi che qualcuno sia tentato di trarre queste conclusioni. Il film però gli ricorda che fra pochi anni finirà anche l’uranio, e soprattutto che non abbiamo più tempo per buttarci sul nucleare. Anche se iniziassimo oggi (il Cielo non voglia!) a costruire le centrali nucleari sufficienti per mantenere l’attuale disponibilità di energia, la fine del petrolio arriverà prima che esse siano ultimate e funzionanti. Per costruire una centrale nucleare ci vogliono 15 anni. Il petrolio finirà verso il 2020, dice “A crude awakening”, ma secondo qualcuno anche prima, verso il 2012. Senza contare il numero sporopositato di centrali nucleari necessario affinchè l’energia atomica prenda il posto del petrolio: non vorrei ricordare male perchè il numero mi pare enorme, ma secondo il film ce ne vorrebbero 100 mila. Ciascuna costa 100-200 milioni di dollari (calcoli fatti proprio a spanne!): e dove li prendiamo, i soldi?
ottobre 16th, 2007 at 13:08
Senza contare che ora il prezzo è arrivato a 87.7.
Qualcuno di voi ha letto “La festa è finita”? Se non lo aveste fatto, ve lo consiglio vivamente.
ottobre 16th, 2007 at 18:38
E questo, Mercalli, l’ha ripetuto in quella sede? Perché sarebbe proprio stato il caso:
Luca Mercalli: “In sostanza, su questa piccola Italia di 301.000 km2, siamo in 60 milioni e abbiamo a disposizione solo 5000 m2 ciascuno. [...] Per quanto mi riguarda, rispondo NO all’ulteriore espansione urbana e demografica [...]“.
da http://econonviolenza.blogspot.com/2007/10/nimby-not-in-my-back-yard-non-nel-mio.html
ottobre 16th, 2007 at 19:37
Tranquillo, Aldo. Mercalli ha parlato della necessità che la popolazione mondiale diminuisca, o almeno che non aumenti più. Idem Ray McCormack. Anche il film contiene un accenno a questo tema.
ottobre 16th, 2007 at 19:52
Nella frase che ho riportato io, Mercalli parlava della popolazione Italiana, non di quella mondiale. E’ un particolare non secondario: parlare delle questioni da risolvere a livello globale è il modo migliore per “fare melina” e rimandare continuamente; parlarne a livello locale (e già il livello nazionale tanto locale non è) comporta tempi più stretti e la possibilità di interventi immediatamente attuabili e controllabili nei loro effetti. Se gli interventi non hanno luogo, i responsabili sono immediatamente identificabili. Insomma, parlare delle questioni a livello locale impegna in prima persona, parlarne a livello globale demanda ad altri.
Gli effetti globali possono benissimo essere raggiunti sommando una miriade di effetti locali. Poter godere dei benefici dell’azione intrapresa a casa propria costituirebbe un marcato l’incentivo ad agire subito. Anche in tema di demografia.
Invece si continua a spostare la discussione sul piano globale. Probabilmente per continuare a non dover mettere mano a quegli interventi che servirebbe implementare subito (anzi, che si sarebbe dovuto implementare decenni or sono). Anche in tema di demografia. Anche in Italia.
Per quanto mi riguarda, ho già cominciato ad agire: non ho figli e non ne avrò in futuro. Ora vorrei che i risultati della mia azione non venissero vanificati dalle politiche nazionali di incentivazione della natalità e delle migrazioni in ingresso.
ottobre 16th, 2007 at 20:30
Stop all’incremento demografico e stop alla crescita economica che poi è sempre a vantaggio di pochi, stop al consumismo sfrenato. Tutto qui.
Saluti.
ottobre 16th, 2007 at 20:55
spendiamo sti 500-1000 milioni di dollari
e costruiamo le centrali solari spaziali.
il nucleare e’ un super fallimento,uranio sulla terra 3gr/tonnellata e le scorie?
dicembre 10th, 2007 at 16:09
non c’è modo di trovare questo film (in rete o acquistando il DVD) con sottotitoli in italiano?
grazie
ottobre 8th, 2009 at 16:18
[...] entro il 2020, dice l’agenzia governativa inglese Energy Research Council, sottolineando che il petrolio è il sangue che scorre nelle vene dell’economia mondiale: non c’è molto tempo per sviluppare le alternative, rischiamo di farci cogliere [...]
novembre 10th, 2009 at 14:02
[...] dall’Iea. Il rapporto annuale dell’Iea sull’energia è atteso proprio per oggi. Il petrolio è il sangue che scorre nelle vene dell’economia. Il suo uso causa l’effetto serra (vale anche per gas e carbone); la fiducia nella sua [...]