Gli snob del tonno sostenibile
Non me ne voglia il Wwf se stavolta lo critico, ma la sua ultima uscita sul tonno rosso che rischia l’estinzione mi sembra una di quelle cose da slow food – cibo che rispetti l’ambiente, ma soprattutto sia di nicchia e raffinato – che vanno tanto di moda e che mi stanno simpatiche come il fumo negli occhi. Tutto fa brodo pur di salvare i tonni, d’accordo, ma i ristoranti che il Wwf propone a modello perchè, dice, non servono più tonno rosso hanno siti patinati, menù raffinati che li sfogli e ti chiedi quanti euro ti sfilano, lì dentro, ad ogni respiro.
Causa barriere linguistiche non riesco a verificare personalmente l’annuncio del Wwf che la giapponese Seiyu non distribuisce più tonno rosso nei supermercati: comunque nel ristorante Moshi Moshi di Londra effettivamente il tonno rosso è sparito, e anche nel madrileno Memento, nel cui menù on line il tonno non compare più – neanche la trota peraltro, e non c’è traccia di alcuna presa di posizione. Ma lascino stare i ristoranti alla moda, quelli del Wwf. Vadano piuttosto al supermercato e ci aiutino a capire sotto quali etichette finisce il tonno rosso che ora bisogna salvare. E comunque, sorbita questa filippica, vi prego: andate a firmare la petizione del Wwf affinchè la prossima campagna di pesca non privi del tonno chi domani lo vorrà mangiare. Però lasciatemelo dire: mangiare animali non è poi così vitale. Foto Flickr.
da maria
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