Anche il safari è made in China
La Cina spalanca le porte agli stranieri disposti a pagare fior fior di quattrini per il barbaro gusto di abbattere un animale, meglio se di una specie protetta. La meta prediletta dei viaggi venatori non è più l’Africa, anche se c’è tuttora gente disposta a spendere 6500 euro per ammazzare un ghepardo. Negli ultimi anni hanno preso piede i safari nei Paesi dell’Est europeo e nelle repubbliche ex sovietiche: una battuta in Kirghizistan per uccidere un argali, o “capra di Marco Polo”, che è specie protetta, costa 15 mila euro. Ora la Cina si appresta a fare concorrenza, offrendo lo stesso animale per 10 mila dollari, oppure uno yak per 40 mila.
Scritto da Maria Ferdinanda Piva
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