Pensare alle tartarughe tra le bombe
Trentaquattro giorni di bombe israeliane e razzi degli hezbollah, la marea nera del petrolio fuoriscito dai depositi sull costa, lo sbarco di migliaia di militari UNIFIL e decine di navi sulla costa, insomma, è possibile che in questo scenario libanese vi sia il tempo di pensare alle tartarughe? Mona Khalil e Habiba Seyed lo hanno fatto, rimanendo a guardia di una delle oasi più rilevanti per la riproduzione di questi animali che si trova nella spiaggia di Long Beach nei pressi del villaggio di Mansouri. Due pazze, dirà qualcuno di queste due ricercatrici, che dal 2000 si occupano di tutelare le rare tartarughe verdi che fra mille difficoltà tentano di perpetuare una specie ridotta ormai al lumicino.
Loro non possono essere fermate, hanno detto le due donne, per questa rara specie di tartaruga mediterranea, le spiagge e la costa del Libano sono, da sempre, la meta per deporre le uova. E noi, hanno aggiunto, abbiamo cercato di continuare il nostro lavoro difendendo i loro nidi, anche contro le decine e decine di volpi calate dalle colline per colpa dei combattimenti, ma ora possiamo fare ben poco contro la subdola minaccia tutta occidentale delle bottiglie di plastica abbandonate dai soldati e dai marinai dell’UNIFIL. Peggio ancora, aggiunge Khalil, non possiamo evitare che siano allestiti ricchi banchetti a base di carne di tartaruga commissionati dalle truppe ONU. Usanza sconosciuta da queste parti, dove la religione dell’Islam da sempre ha vietato il consumo di carne delle tartarughe, che proprio per questo, da queste parti, venivano e continuano a venire sapendo di essere al sicuro dalla minaccia dell’uomo.
da mstramazzo
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ottobre 21st, 2006 at 14:40
Tutta la mia stima e la mia solidarietà .
Chiara