L’Italia e la dipendenza energetica
La recente crisi del gas tra Russia e Ucraina, che ha coinvolto anche l’UE, ha messo di nuovo in luce un problema spinoso: la dipendenza energetica dell’Italia. Posta come ineluttabile l’inaffidabilità a livello geopolitico dei rifornimenti di gas naturale (oltretutto una fonte non propriamente pulita) viene da chiedersi: come affrontare il problema? Secondo le stime dell’ENEA, nel 2001 la sudditanza dell’Italia dagli approvvigionamenti esteri per le fonti energetiche era pari all’83,6% e va aumentando negli ultimi anni. In fatto di dipendenza stanno peggio di noi solo Irlanda, Portogallo e Lussemburgo. Alla domanda verrebbe quindi da rispondere seccamente: le energie rinnovabili.
Di tutt’altro avviso invece il ministro dell’industria Scajola che nei giorni scorsi ha riaffermato la sua posizione pro-nucleare chiamando in causa la necessità di diversificare le fonti energetiche, ma citando solo il carbone pulito, il gas naturale e il nucleare e dimenticandosi invece delle energie pulite. Scajola ribadisce perciò la sua posizione a favore di una fonte, il nucleare, che ‘è ancora oggi costosa, insicura e pericolosa’ come dichiara Roberto Della Seta, presidente di Legambiente ‘e ignora una scelta inequivocabile compiuta dagli italiani con i referendum del 1987′.
[via Lettera 22]
da emiliano
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di il 01/1/70
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gennaio 3rd, 2006 at 18:51
L’energia rinnovabile rappresenta il futuro, e richiede la massima attenzione. La dimenticanza del ministro non è trascurabile, anche se in termini di praticità solo il nucleare ci metterebbe tranquilli dal punto di vista energetico.
Poco si parla ad esempio del Mais, la cui combustione è in grado grazie alle moderne tecnologie, di fornire calorie paragonabili ai combustibili fossili (in rapporto ad esempio in confronto al gasolio 4 a 1 (come quantità necessaria a fornire le medesime calorie).
gennaio 3rd, 2006 at 18:53
Io sono anche un sostenitore della necessità di costruire dighe e invasi che oltre a servire per produrre energia “pulita” costituiscono una preziosa riserva di acqua potabile e da destinare all’irrigazione, indispensabile anche per la produzione di energia rinnovabile. Mi duole dover ammettere però che quando si parla di dighe si alzano sempre folte schiere di contrari.
gennaio 3rd, 2006 at 19:15
mi dispiace ma non sono d’accordo sul nucleare
come fa a metterci al sicuro dalla dipendenza energetica?
qualcuno che conosci ha giacimenti di uranio sotto casa?
perdonami, ma non sono d’accordo con quello che dici
il mais purtroppo creerebbe problemi legati allo sfruttamento del terreno
immagina se si iniziasse a coltivare mais a livello globale a scopi energetici cosa succederebbe…
in riferimento all’idroelettrico, personalmente preferirei concentrare gli sforzi nello sviluppo di tecnologie legate al solare
ciao
gennaio 3rd, 2006 at 19:20
comunque un giusto equilibrio di rinnovabili attenti allo sviluppo sostenibile del pianeta sarebbe la soluzione, secondo me, migliore
gennaio 3rd, 2006 at 22:59
Certo, servirebbe sempre il giusto equilibrio.
Il mais non porterebbe ad un’eccessivo sfruttamento del terreno, come i pioppi da cippato. Inoltre un’incremento delle coltivazioni di mais porterebbe ad un aumento considerevole dell’organicazione della co2 con ulteriori vantaggi sotto il profilo del contenimento dei gas serra.
gennaio 4th, 2006 at 10:03
quando parlo di sfruttamento mi riferisco allo stesso effetto che ha avuto la monocoltura sulle economia africane
in quel senso penso allo sfruttamento
pensa se le grandi multinazionali del petrolio iniziassero ad investire sul mais a livello globale collocando (naturalmente) le proprie piantagioni nei paesi più poveri
per quello parlo di equilibrio
ma non dell’equilibrio che ha in mente scajola
tanto per intenderci
ciao
gennaio 4th, 2006 at 18:18
Non è da trascurare un fatto importante, lo sfruttamento delle superfici coltivabili a biomasse nei paesi poveri contribuirà a velocizzare lo sviluppo di questi. il trasporto e la produzione di biomasse o di cereali,hanno bisogno di importanti infrastrutture.
gennaio 4th, 2006 at 18:30
sono d’accordo solo nel caso in cui, però, non si ripeta l’errore della monocoltura (di cui parlavo sopra)
anche in quel caso le infrastrutture si sono sviluppate ma molto spesso solo per collegare le zone di interesse strategico creando delle reti completamente sbilanciate e incoerenti