Marghera e il silenzio dei colpevoli
E’ passata quasi tra il silenzio degli organi di stampa le decisione finale della Cassazione di chiudere il processo di Porto Marghera con una condanna definitiva: un anno e mezzo di carcere per i cinque ex dirigenti Montedison responsabili di aver causato la morte dell’operaio Tullio Faggin, deceduto nel 1999 per angiosarcoma al fegato. L’ultimo di una lista di 157 operai per i quali invece è scattata sistematicamente la prescrizione. Importante in questa vicenda il lavoro di Felice Casson, pubblico ministero nel maxi-processo, e attualmente senatore della Repubblica fra le fila dei Ds.
Sentenza importante perché significa poter procedere penalmente quando si verificano casi gravi di danno alla salute dei lavoratori e all’ambiente. E infatti il tentativo delle schiere di super-avvocati presentati dalle grandi aziende in casi del genere – come sta succedendo con l’Eni a Siracusa – è quello di liquidare il contenzioso con un rimborso civile e di negare il nesso causa-effetto tra la morte di un operaio e, come in questo caso, l’avvelenamento da CVM – cloruro di vinile monomero.
Da questa vicenda è nata nel 2002 l’Assemblea permanente dei cittadini contro il rischio chimico che ha lanciato da qualche mese un referendum comunale per chiedere la chiusura del ciclo del cloro. Processo pericolosissimo che inspiegabilmente viene ancora oggi realizzato a ridosso di un centro abitato come Venezia, che custodisce meraviglie storiche e archeologiche inestimabili.
Per saperne di più:
- Il Manifesto: L’eredità petrolchimica
- WWF: Porto Marghera – Condanna per inquinamento
- Marghera Online
da emiliano
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