Il gusto dell’estinzione
Ci stiamo mangiando il mare. Innanzitutto gli squali: per procurare le pregiate pinne che servono per cucinare le zuppe in voga in Oriente, se ne uccidono ogni anno 73 milioni di tonnellate, per i due terzi in modo illegale: una pesca insostenibile per la soppravvivenza della specie. Il calcolo è stato effettuato dalla rivista Ecology Letters traducendo in quantità di squali vivi il peso delle pinne in commercio.
Le pesca dissennata sta inoltre danneggiando seriamente la sopravvivenza dei pesci più apprezzati dagli europei: platessa, sogliola, pesce spada, merluzzo, tonno, e in più l’aragosta. Il grave, avverte Wwf Cina, è che per mangiarceli mandiamo i pescherecci a depredare i mari altrui: come quello del Senegal, dove il 75% delle persone fa affidamento sul pesce come fonte di proteine animali. Ma fra un po’ di pesce non ce ne sarà più, e alla catastrofe ambientale farà seguito quella umanitaria.
da maria
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