I pannolini che non servono all’Oriente
Procter & Gamble con Pampers e Kimberly-Clark con Huggies sono partiti all’assalto di mercati appetitosi come India e Cina. Per secoli in India le mamme hanno usato pannolini di stoffa realizzati con vecchi tessuti, magari appartenuti a parenti, perché si crede che la stoffa assorba l’essenza della persona che li indossa e assicuri una sorta di protezione spirituale per il bambino. Tenere urina ed escrementi a contatto con la pelle viene invece considerato poco igienico e inoltre desta sopetto l’idea di buttare un prodotto che costa quanto uno di stoffa e che può essere riutilizzato: “In India infatti” dice Carlos Richer, responsabile marketing della Kimberly-Clark in loco “si tende a riciclare tutto”. Ma nonostante la resistenza culturale indiana le multinazionali prevedono di assalire un mercato che promette 95 milioni di nuovi acquirenti tra India e Cina e che attualmente consente alla Pampers di registrare ogni anno un 50% di vendite in più.
L’introduzione di pannolini usa e getta su mercati così vasti comporterebbe un danno ambientale gravissimo – milioni di tonnellate di nuovi rifiuti – e l’accesso a prodotti di cui per secoli queste popolazioni hanno saputo fare a meno, e che ora andrebbero solamente ad aggravare la situazione di povertà di molti strati sociali.
[via The Independent]
da emiliano
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