Spaccatura netta sugli OGM
Il WTO – l’organizzazione mondiale del commercio – ha stabilito che la moratoria imposta dall’UE tra il 1998 e il 2004 sui prodotti OGM viola le regole del libero commercio e la condanna vale anche per i sei Stati membri dell’UE – Italia, Austria, Belgio, Francia, Germania e Lussemburgo – che hanno applicato singoli divieti su prodotti a cui invece la Commissione europea aveva già dato parere favorevole. La vicenda era nata nel 2003 con la denuncia di USA, Canada e Argentina, i maggiori produttori ed esportatori di organismi transgenici, spalleggiati dalla Monsanto, che mette la propria tecnologia al servizio del 90% delle sementi geneticamente modificate vendute nel mondo.
Secondo Greenpeace però, la “contesa” si è conclusa senza un reale vincitore perché se da una parte il WTO si è dimostrato inadatto a regolare questioni del genere, mettendo l’interesse commerciale al di sopra della salute e della volontà dei consumatori, dall’altra la decisione dell’organismo internazionale non compromette il “sacro” principio di precauzione a tutela dei cittadini. Cittadini che sono sempre più preoccupati di cosa finisce nei loro piatti.
L’Europa quindi continuerà a fissare le proprie regole sull’importazione e la vendita dei cibi OGM, decidendo caso per caso, anche se gli stessi meccanismi interni all’UE per stabilire cosa sia pericoloso e cosa no – vedi EFSA – vanno probabilmente rivisti e commisurati maggiormente alle reali esigenze di trasparenza dei consumatori europei.
[via Greenpeace]
da emiliano
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