Sostanze tossiche nell’isola artificiale
L’Adriatic Lng, dopo il blocco del cantiere per l’ultimazione di un’isola artificiale a 600 metri dalla costa polesana, ha presentato ricorso contro la decisione della procura. L’isola, che rientra nel progetto in corso d’opera del futuro rigassificatore davanti al delta del Po ha però riservato ancora sorprese. Le analisi di laboratorio sui materiali inerti con i quali l’Adriatic ha creato questo “atollo” artificiale hanno infatti rilevato la presenza di microinquinanti nocivi quali PCB e IPA.
Un dato che non mancherà di costituire prova supplementare a vantaggio delle tesi dei procuratori, Zen e Fasolato, autori dell’inchiesta sulla progettualità dell’opera. Un rigassificatore che dovrebbe servire, insieme ad altri, a renderci meno dipendenti dalle forniture russe di gas metano. Strategia energetica fortemente in discussione e sempre meno condivisa da quanti diffidano dei piani di coloro che vanno promettendo vantaggi per tutta la colletività , a costo però, di qualche “scelta necessaria”. Resta il fatto che, in questo caso, il male necessario starebbe dimostrando fin dalle prime battute la sua mancanza di ecocompatibilità , anche a fronte di una positiva valutazione d’incidenza ambientale, come quella concessa dal governo regionale Veneto proprio nel giorno del sequestro dell’isolotto e prontamente allegata al ricorso dei legali dell’Adriatic Lng. I quali però, probabilmente, non si aspettavano le novità venute fuori dalle analise condotte dall’ARPAV.
[via Il Gazzettino]
da mstramazzo
Visualizza / Lascia un commento






