Un po’ di chiarezza sugli inceneritori
Innanzitutto partiamo dal nome: termovalorizzatore. Una definizione che esiste solo in italiano e che evoca l’idea ingenuamente falsa che si ricavi valore economico dall’operazione di incenerimento dei rifiuti. A sostegno di questa tesi “è necessario ricordare la cosiddetta legge di Lavoisier o della conservazione della massa. Questa recita che in una reazione chimica la massa delle sostanze reagenti è uguale alla massa dei prodotti di reazione. Il che significa che, secondo le leggi che regolano l’universo, noi riusciamo solo a trasformare le sostanze, ma non ad annullarne la massa. Ciò che avviene quando s’inceneriscono i rifiuti”. Quindi “se noi bruciamo l’immondizia, altro non facciamo se non trasformarla in particelle tanto piccole da farle scomparire alla vista e la trasformazione produce particelle ancora più minute e, dunque, più tossiche”. Questo non lo dico io, ma Stefano Montanari, direttore Scientifico del laboratorio “Nanodiagnostics” di Modena. Il professore ci spiega quanto siano pericolose le polveri finissime che si generano con la combustione di rifiuti.
Secondo Montanari le polveri più pericolose, oltre alle già note diossine, sono quelle più sottili – pm 2,5 cioè particelle con un diametro aerodinamico medio di 2,5 micron, le pm 1 con diametro di 1 micron e le pm 0,1 con diametro di 0,1 micron – che sfuggono ai criteri di valutazione stabiliti dalla legge vigente. Infatti “non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo” sostiene Montanari “ma dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il “termovalorizzatore” produce pochissimo pm 10 – le uniche particelle prese in considerazione dalla normativa – e la quantità enorme di altro particolato non rientra nelle valutazioni. Ragion per cui, a norma di legge l’aria è pulita”. Ma gli effetti di queste polveri sono devastanti e generano le cosiddette nanopatologie, causa di malformazioni fetali, tumori infantili, malattie allergiche, infiammatorie e neurologiche. Si tratta di particelle inorganiche, non biodegradabili, non biocompatibili e proprio per questo ineliminabili dal nostro organismo, rendendo la possibilità di insorgenza delle patologie “eterno” – vale a dire per tutta la durata della vita umana.
“Affermare, poi, che incenerire i rifiuti significa non ricorrere più alle discariche” continua Montanari “è un ulteriore falso, dato che le ceneri vanno smaltite per legge – decreto Ronchi – in discariche per rifiuti tossici speciali di tipo B1″. Inoltre c’è un altro falso mito da sfatare riguardo la convenienza economica degli inceneritori dal punto di vista della produzione energetica. Infatti i “termovaloriazzatori” beneficiano del contributo Cip 6 – non si sa bene a che titolo – destinato alle fonti energetiche rinnovabili e che paghiamo nella bolletta elettrica: senza il Cip 6 la produzione di energia da rifiuti non sarebbe affatto conveniente. Infatti secondo uno studio del 2005 condotto dall’Università Bocconi il costo di 1 MWh prodotto da un impianto idroelettrico medio è di 66 euro, da un impianto eolico 63 euro, da biomasse 121 e da solare fotovoltaico 280. L’incenerimento di rifiuti solidi urbani con recupero energetico – tenendo fuori il costo di gestione e trattamento dei rifiuti prima che arrivino all’inceneritore – è invece di 228 euro MWh. Una cifra assurda che, oltretutto, toglie fondi alle rinnovabili le quali con il contributo del Cip 6 diventerebbero relamente convenienti e senza catastrofiche conseguenze per la nostra salute.
Fonti:
- Greenreport: Ecco perché gli inceneritori non sono la soluzione al problema dei rifiuti
- Nanodiagnostics
- Video della conferenza tenuta dal professor Montanari: Nanopatologie – Morire a norma di legge
- WWF
da emiliano
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maggio 12th, 2006 at 13:27
questo era quello ke cercavo di favi capire con la mail di un po’ di tempo fa sulle nanopatologie e la ricerca imbavagliata :-/
vabbeh la prossima volta cerkerò die ssere più convincente
saluti
maggio 12th, 2006 at 11:28
Un altro link utile in italiano é:
http://www.biomat.unimo.it/nanopat.htm
giugno 17th, 2006 at 01:00
Continuo a trovare in giro (sito di Beppe Grillo, di Legambiente, di Di Pietro) questa citazione dello studio della Bocconi sul costo di un kWh. Non trovo da nessuna parte lo studio vero e proprio!
Che ne so, un articolo su una rivista, il nome dell’autore…
Non vorrei che fosse l’ennesima bufala che gira in rete.
Puoi aiutarmi? Grazie
A proposito di bufala: la legge di Lavoisier ci dice che la massa dei rifiuti si trasforma in qualcos’altro, ma non per forza in nanoparticelle.
luglio 24th, 2006 at 17:59
Si dimenica il fatto che le ceneri occupano un volume del 70% inferiore rispetto ai rifiuti originali e se le discariche nè gli inceneritori vanno bene dove si dovrebbero mettere i rifiuti allora? All’estero? Perchè non è pianeta Terra anche quello?
E a che prezzo?
Per smaltire un rifiuto bisogna comunque pagare, una discarica emette gas serra e liquami che possono inquinare le falde, tanto vale converitre una parte del potere calorifico in corrente elettrica no?
luglio 24th, 2006 at 18:05
non pensi che sarebbe meglio partire dalla diminuzione della massa di rifiuti e dall’incentivazione della raccolta differenziata?
in un sistema in cui si tende a buttare tutto negli inceneritori per fare piazza pulita dell’immondizia, penso in modo particolare al sud italia, non vedo un futuro radioso a prescindere dall’energia che tu ne possa ricavare
inoltre sempre citando Montanari “un inceneritore non distrugge i rifiuti, ma li moltiplica. Quando lei mette immondizia dentro un inceneritore deve aggiungere calce, acqua, bicarbonato e tanto ossigeno. Tutta questa roba poi viene buttata fuori sotto forma di nanopolveri. Se lei considera anche il particolato secondario presente in atmosfera, per ogni tonnellata di immondizia che entra ne escono da 3 a 10 tonnellate, ma ridotto di dimensione”.
Sostanzialmente è vero che le ceneri occupano meno spazio del rifiuto originario, ma se si considerano le nanopolveri e quello che viene immesso nell’ineceneritore il rifiuto diventa 3-10 volte più grande
lo dovrebbero chiamare con il suo nome né inceneritore né termovalorizzatore bensì termodistruttore
ciao
agosto 9th, 2006 at 10:36
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ottobre 14th, 2007 at 23:50
Non esistono termodistrutori!
Emiliano dimentica ciò che sapevano gli antichi greci : nulla si crea, nulla si distrugge tutto si trasforma. Ovviamente ignora anche la semplice legge di Lavoisier.
Quando bruci, non distruggi niente, semplicemente trasformi un elemento
parzialmente inquinante, in elementi totalmente inquinanti :fumi tossici e fortemente cancerogeni, ceneri smaltibili solo in discariche speciali, acqua potabile(tanta, necessaria per il raffreddamento) in acqua altamente inquinata sottraendola ai comsumi primari e contribuendo ad inquinare gli scarichi.
Allora perchè tutti ( le imprese dei furbetti del quartierino, anche se altolocati) vogliono gli inceneritori (beninteso in Italia, perchè questa pseudo-tecnologia viene progressivamente abbandonata in occidente, persino negli Usa) ?
Non c’è bisogno di essere scienziati per capirlo ! E’ sempre e solo una questione di soldi, una brcata di soldi.
Gli incenitoristi, come del resto i petrolieri ed i cementieri, hanno fortissime agevolazioni.
Si chiamano CIP 6 e certificati verdi. Negli ultimi dieci anni lor signori hanno percepito l’80% di 78 miliardi di euro, quelli accantonati per le energie rinnovabili.
Questa normative italiane sono in palese contraddizione con le direttive Europee. Ma pur di salvaguardare gli interessi dei soliti noti, il Governo paga le salatissime multe che l’UE ci rifila.
Dopo il danno la beffa : paghiamo due volte per farci avvelenare.
L’alternativa non è tra inceneritori e discariche, per eliminare i rifiuti e non morire nella nostra merda l’unica possibilità RIFIUTI ZERO ENTRO IL 2020.
Il mondo scientifico, non al soldo delle company, sa bene tutto ciò: non a caso il premio nobel per la pace ad Al Gore ed ad una associazione di 500 scienziati indipendenti.
Se vuoi un primo approfondimento clicca sul nostro sito http://www.comitatinrete.it o cerca su google nanodiagnostics, per le consequenze sanitarie, o il Comune di Capannori, per la soluzione del problema rifiuti.
Grazie,
Adriano
ottobre 14th, 2007 at 23:56
Scusa Emiliano, volevo rispondere a Gianluca .Ho riletto il testo solo dopo averlo inviato.
gennaio 22nd, 2008 at 23:27
A sostegno di questa tesi “è necessario ricordare la cosiddetta legge di Lavoisier o della conservazione della massa. Questa recita che in una reazione chimica la massa delle sostanze reagenti è uguale alla massa dei prodotti di reazione. Il che significa che, secondo le leggi che regolano l’universo, noi riusciamo solo a trasformare le sostanze, ma non ad annullarne la massa. Ciò che avviene quando s’inceneriscono i rifiuti”. Quindi “se noi bruciamo l’immondizia, altro non facciamo se non trasformarla in particelle tanto piccole da farle scomparire alla vista e la trasformazione produce particelle ancora più minute e, dunque, più tossiche”.
Sta cosa di lavoisier viene citata così di continuo che secondo me deve averla tirata fuori beppe grillo o qualcuno sul genere.
Il problema nel citare le leggi della scienza, è che prima bisogna capirle e capire come si applicano ai fenomeni.
Nel nostro caso, voi parlate di “particelle” e vi dimenticate bellamente dei gas, principale prodotto di un inceneritore. Il discorso delle “dimensioni” (più minute=più tossiche) con i gas non c’entra nulla.
Per “particelle” si intendono solidi o liquidi in sospensione.
Questo non lo dico io, ma Stefano Montanari, direttore Scientifico del laboratorio “Nanodiagnostics” di Modena.
Direttore “scientifico”…
Spero solo non sia un chimico,ingegnere o fisico, se no siamo messi bene….
Il professore ci spiega quanto siano pericolose le polveri finissime che si generano con la combustione di rifiuti.
E che vengono prodotte da mille altri fenomeni, compreso il nostro sedere quando sfrega sul divano. Posso sembrare sarcastico ma sicuramente se facessimo un’analisi questa rivelerebbe nanopolveri.
Un vero tecnico ragiona in maniera diversa, ovvero non se le nanopolveri vengono emesse, ma se la quantità di polveri emesse supera una certa soglia fissata su basi tecnico-scientifiche.
In letteratura le fonti di nanopolveri sono tante e tipicamente le relative emissioni dal traffico di una grande città sono di diversi ordini di grandezza superiori.
In una grande città quindi le emissioni di un inceneritore sono, sempre leggendo la letteratura, la goccia nel mare che non cambia nulla.
Il dott. Montanari, sicuramente un bravo medico, si è improvvisto però anche tecnico esperto di processi industriali, senza aver le competenze per valutare gli ordini di grandezza in gioco.
Secondo Montanari le polveri più pericolose, oltre alle già note diossine, sono quelle più sottili – pm 2,5 cioè particelle con un diametro aerodinamico medio di 2,5 micron, le pm 1 con diametro di 1 micron e le pm 0,1 con diametro di 0,1 micron – che sfuggono ai criteri di valutazione stabiliti dalla legge vigente. Infatti “non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo” sostiene Montanari “ma dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il “termovalorizzatore” produce pochissimo pm 10 – le uniche particelle prese in considerazione dalla normativa – e la quantità enorme di altro particolato non rientra nelle valutazioni. Ragion per cui, a norma di legge l’aria è pulita”.
Chi ha detto questo è un ignorante patentato: pm 2,5 vuol dire la frazione al di sotto dei 2,5 micron, pm 10 al di sotto dei 2,5 ecc. e NON “con diametro medio 2,5″, ecc.
Quando si misurano le PM10, vengono quindi prese in considerazione tutte le particelle con diametro AL DI SOTTO dei 10 micron.
Discorso diverso è per le nanopolveri, che sono così piccole da passare probabilmente i normali filtri industriali, ma per le quali esistono gli strumenti di rilevazione.
Dulcis in fundo: dal discorso sembra che le diossine siano polveri, cosa che non è.
Inoltre c’è un altro falso mito da sfatare riguardo la convenienza economica degli inceneritori dal punto di vista della produzione energetica. Infatti i “termovaloriazzatori” beneficiano del contributo Cip 6 – non si sa bene a che titolo – destinato alle fonti energetiche rinnovabili e che paghiamo nella bolletta elettrica: senza il Cip 6 la produzione di energia da rifiuti non sarebbe affatto conveniente. Infatti secondo uno studio del 2005 condotto dall’Università Bocconi il costo di 1 MWh prodotto da un impianto idroelettrico medio è di 66 euro, da un impianto eolico 63 euro, da biomasse 121 e da solare fotovoltaico 280. L’incenerimento di rifiuti solidi urbani con recupero energetico – tenendo fuori il costo di gestione e trattamento dei rifiuti prima che arrivino all’inceneritore – è invece di 228 euro MWh. Una cifra assurda che, oltretutto, toglie fondi alle rinnovabili le quali con il contributo del Cip 6 diventerebbero relamente convenienti e senza catastrofiche conseguenze per la nostra salute.
Questo calcolo non ha ragion d’essere perché il fine ultimo di un inceneritore è il trattamento dei rifiuti, che comunque deve essere fatto.
Quindi questa tecnologia deve essere confrontata con le altre metodologie di smaltimento dei rifiuti e non di produzione energetica, valutando il rapporto costi (anche ambientali)/benefici di ognuna.
Il termovalorizzatore mette sul piatto la produzione di energia e le emissioni inquinanti concentrate in pochi processi e quindi ben identificabili e controllabili, i processi di riciclaggio mettono sul piatto il recupero di materia.
Sicuramente il riciclaggio di molti rifiuti risulterebbe “vincente” nei confronti di un incenerire, ma questo non è detto finché non c’è un confronto tecnico-scientifico alla base, cosa che i vari grillo, verdi e attivisti vari non capiscono. Idealmente potrebbero esserci benissimo processi di riciclaggio più inquinanti della termodistruzione.
Finché la cosa non viene indagata non si può dire, cosa che invece fanno i molti per i quali la negatività dell’incenerimento è diventato una specie di dogma religioso.
Scusate lo sfogo ma mi vengono i fumi a leggere certe cose.
Spero solo di aver fatto capire che la mia è una critica al metodo con cui l’argomento viene affrontato.
febbraio 3rd, 2008 at 08:40
Volevo semplicemente complimentarmi con”cyberbiscottato”per l’esaustivo commento sugli inceneritori che comunque si devono fare.Aggiungo che pochi anni addietro le famose polveri PM10 erano sconosciute per mancanza di strumentazione che potesse rilevarle per cui non creavano alcun problema alle persone e all’ambiente.Diventa inutile inseguire la grandezza per dimostrare la capacità inquinante di qualsiasi inceneritore perchè si arriva alla conclusione logica che se non si vuole alcuna fonte di inquinamento esistono due sistemi:il primo comunemente usato è non bruciare niente,il secondo mai usato è mettere un tappo al camino.La verità è che questi argomenti dovrebbero essere discussi solo da persone competenti,prive di interessi personali,che erudiscono i politici sulle fasi applicative.
febbraio 3rd, 2008 at 18:07
998
febbraio 9th, 2008 at 03:13
Il postulato di Lavoisier è una legge alla base della termodinamica, ancora (perchè di postulato si tratta) non confutata. Motivo per il quale ci dobbiamo rifare a lei e a tutte le altre leggi chimico-fisiche che governano questo universo. A causa delle temperature elevate e, quindi, dell’insorgenza di moti turbolenti in camera di combustione, una quantità di particolato inferiore ai 2,5 micron è inevitabilmente prodotta. La correlazione tra polveri ultrafini nei tessuti e insorgenza di malattie tumorali è dimostrata e studiata anche dalla dott.ssa Gatti dal 1998 presso l’Univeristà di Modena e Reggio Emilia. Bisogna sapere che un solo granello di polvere ultrafina (di qualsiasi materiale essa sia purchè non biodegradabile) depositato sul tessuto di un organo, induce quest’ultimo ad infiammare la zona interessata al fine di eliminare la scoria riconoscendola, l’organismo appunto, un corpo estraneo. Con l’accumulo di queste polveri le zone interessate si espandono e l’infiammazione del tessuto cronicizza fino a sviluppare forme tumorali. Dal momento, quindi, che si parla di accumulo nel tempo, trovo velleitario discutere della quantità di polveri immesse in atmosfera. Potrebbero emettere anche 1 granello al giorno (in media giornalmente ne emettono 0,2 mg/Nm^3), a lungo andare sarebbero sempre coresponsabili (insieme a smog e altre fonti di polveri fini) dell’insorgenza di queste malattie. Ammesso che, comunque, tali valori siano trascurabili (e risulta palese che non lo siano) dato che, comunque, esistono già altri produttori di polveri fini come auto e industrie, non vedo giustificato il fatto di dover aumentare l’immissione di tali particelle per smaltire dei rifiuti che: in primis possono essere ridotti a monte con la differenziata, il riuso, il vuoto a rendere, ecc…; in secundis possono essere smaltiti, anche non essendo indifferenziati, dai gassificatori senza immissione alcuna nell’ambiente.
Il Gassificatore è un impianto che sfrutta il pocresso di decomposizione chimica della pirolisi. I rifiuti vengono messi in una camera stagna in assenza di ossigeno, portati a 400° C e, grazie all’assenza di ossigeno, avviene la dissociazione dei legami chimici dal quale si ottiene metano per il recupero energetico e olii industriali. SENZA AVERE SACARICATO NELL’ARIA NIENTE. Inoltre la Pyromex ha sviluppato una tecnologia (nel 1992) implementandola nell’impianto tedesco costruito nel 2000 che permette, sempre con il principio della pirolisi, di smaltire anche rifiuti speciali portando le temperature a 1700°C, ottenendo metano per il recupero energetico e una roccia inerte (simile alla lava) facilmente smaltibile o riutilizzabile non tossica. SENZA SCARICARE IN ARIA NIENTE!
I gassificatori Pyromex non hanno ciminiere, non servono.
Si eviterebbe lo smaltimento delle ceneri pericolosissime degli inceneritori, l’emissione di nanoparticelle in atmosfera e, a detta della Pyromex il ricavo energetico è del 70% (contro il 25% dell’inceneritore)
Caro Tony SERVONO dei tecnici eruditi per poter indottrinare i politici sulle fasi applicative di tecnologie nuove e poco inquinanti!!!
febbraio 19th, 2008 at 16:39
Beh, se permetti l’incenerimento dei rifiuti è dimostrato essere dannoso. Il riciclaggio, invece, ha successo anche a livello ecologico ed economico.
Prendi i flaconi di plastica, se al posto di buttarli e bruciarli li riusassimo per contenere la medesima sostanza (ricarica di detersivo da un distributore posto al supermercato) eviteresti il problema di diossine ed agenti inquinanti.
In Germania, dove ci sono un buon numero di inceneritori, il riciclaggio ben studiato li ha resi quasi inutili, facendo in modo che le ditte che gestiscono questi inceneritori accolgano di buon grado la spazzatura che possiamo mandare. È una questione di affari.
Ad ogni modo, se mai vorranno farti un inceneritore dietro casa, tienici aggiornati sulla situazione dei tuoi polmoni.
febbraio 28th, 2008 at 16:15
Ho visto la trasmissione Matrix e il Ministro Maroni, riferendosi alla
Campania (regione, ha detto che il consiglio regionale ha votato per l’immondizia zero, quindi ha chiuso
le discariche e si sono guardati, questo lo dico io: ha aggiunto, quindi,
rilevando come la costruzione dell’inceneritore sia stata sospesa.
Si è chiesto se lorsignori abbiano
agito così per incompetenza o per
qualche altro motivo poco chiaro
legato a schifezze ecc…
Basterebbe azccendere un pò di
speranza e che questi maneggioni se
ne vadano. Ultimamente ho letto
che la Campania ha deliberato una
consulenza da euro 228.000,00, per
studiare le conseguenze della mun-
nezza. viva lìitalia e litaliani.
marzo 12th, 2008 at 01:07
@Tiziano: non so se la precisazione su Lavoisier sia stata fatta a seguito del mio commento. Nel caso, rispiego anche a te il mio commento, visto che snoccioli nella stessa esatta sequenza tutte le nozioni che ripetono a macchinetta i vari “grilli” sparsi per lo stivale.
Dal postulato di cui sopra, tutta una manica di ignoranti (non so tu) deduce che:
rifiuti in ingresso = rifiuti in uscita + particelle in atmosfera
dimenticandosi del principale prodotto in uscita, ovvero i gas (!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!).
La maggior parte della massa dei rifiuti relativa agli elementi carbonio e idrogeno, se ne va sotto forma di anidride carbonica e vapore acqueo.
Tornando alle polveri, l’assurdità di tutta la cosa è che nella produzione di PM10 e 2,5 un inceneritore in una città media produce una frazione infinitesima rispetto al totale.
Quindi per quanto riguarda le polveri prendersela con l’inceneritore, che tra l’altro svolge una funzione fondamentale, è una cosa assurda.
Lo stesso discorso vale per le polveri ultrafini, anche se questo per ora l’ho valutato da dati di letteratura, perché da quanto ne so studi esaustivi sono in corso ma non ancora pubblicati. Se qualcuno ha qualche riferimento serio lo segnali.
Nessuno nega gli effetti negativi delle polveri, fini o ultrafini che siano, qui si sta parlando delle fonti! Sono due cose diverse!!!
E il fatto che il dott. Montanari (un farmacista credo) si improvvisi contemporaneamente fisico, chimico e ingegnere, dissertando con leggerezza sull’argomento, a mio parere non depone a favore della serietà scientifica del personaggio.
E ora vengo alla tua affermazione più “azzardata”.
“Il Gassificatore è un impianto che sfrutta il pocresso di decomposizione chimica della pirolisi[...]Dal quale si ottiene metano per il recupero energetico e olii industriali. SENZA AVERE SACARICATO NELL’ARIA NIENTE”…
Ma scusa… ma di quel “metano” secondo te che ne facciamo?
Lo mettiamo sotto terra?
Posto che chiamarlo “metano” è un po’ forzato. E’ un gas di sintesi che conterrà molte più impurezze di un gas naturale.
Una volta prodotto, questo viene bruciato (in loco) producendo dei fumi di combustione, che potrebbero benissimo contenere polveri ultrafini più tutta un’altra serie di prodotti tipici da combustione: NOx (tanti), CO, ecc.
Considera poi che dagli NOx si producono le cosiddette polveri secondarie e l’ozono per sintesi fotochimica in atmosfera.
Quindi, ricapitolando:
INCENERITORE
rifiuti –> altri rifiuti + fumi di combustione + energia
PIROGASSIFICATORE
rifiuti –> altri rifiuti + fumi di combustione + energia
Non fraintendere, per me la tecnologia è interessantissima, anche se c’è da decine di anni e ha avuto fortune alterne da quanto ne so io.
E comunque rimane una tecnologia di termodistruzione con recupero energetico alla pari di un inceneritore classico.
@Hrodnand: non credo tu l’abbia capito, ma il mio commento sul riciclaggio voleva semplicemente far passare il concetto che l’operazione di riciclaggio non è a costo ambientale zero. Si consumano prodotti chimici, si consuma energia elettrica, si emettono sostanze in atmosfera e in acqua, ecc. ecc.
Quindi il riciclaggio è l’opzione migliore in un sacco di casi se non tutti, ma questa affermazione non deve essere uno stracazzo di dogma inamovibile. Bisogna studiare caso per caso senza preconcetti.
Ho praticamente parafrasato quanto avevo detto sopra, e non riesco a semplificare il concetto ulteriormente. Spero di essermi fatto capire.
Io vivo in Emilia-Romagna dove ci sono credo 9 inceneritori e il problema dei rifiuti non l’abbiamo.
Nella mia città , Bologna, ne abbiamo uno bello grosso.
Sempre a Bologna abbiamo proprio un problema con l’inquinamento da poveri in atmosfera, che però è dovuto, studi alla mano, principalmente al traffico veicolare, complici condizioni meteo pessime ai fini della diffusione degli inquinanti.
Ora dimmi tu dove vivi e come gestiscono i rifiuti lì da te.
aprile 24th, 2008 at 12:38
Fattelo fare sotto casa un inceneritore visto che e’ tanto salubre.
Anzi, usalo per farci i fumenti al posto del vix sinex no ?
“Io vivo in Emilia-Romagna dove ci sono credo 9 inceneritori e il problema dei rifiuti non l’abbiamo.” infatti l’aria e’ di un salubre…. madonna ! E’ di un grigiume ! Quando mai hai visto il cielo blu dalla tua emilia ? Vai sui monti e guarda verso “casa tua”, vedrai che il blu che credi non e’ poi cosi’ blu.
Poi ne riparliamo
maggio 8th, 2008 at 09:03
…mi intrometto con ritardo alla discussione…
sono completamente d’accordo con cyberbiscottato.
1. i termovalorizzatori inquinano, ma è da valutare il rapporto con il beneficio che se ne ha…
2. perchè continuiamo a contrappore la raccolta differenziata ai termovalorizzatori!!! la raccolta differenziata è sicuramente fondamentale e non c’è ombra di dubbio
[anche se come già detto neanche il riciclo e ha costo ambientale zero perchè per il reciclo, soprattutto di alcuni materiali (vetro e alluminio per esempio) serve molta energia che mi pare non abbia un costo ambientale nullo!!]
che per ora sia una buona soluzione. nei termovalorizzari dobbiamo termovalorizzare, invece che sotterrare (che quindi non mi pare meno distruttivo!!!), ciò che non si può reciclare.
3. le sostanze inquinanti principali (CO, NOx, SOx, PM e VOC) sono prodotti soprattutto dalle nostre care macchinuccie e sistemi di condizionamento (responsabili insieme del 60% delle emissioni di inquinanti) quindi prima di fare tanta polemica contro ii termovalorizzatori scomodiamo un pò di più i nostri sederini e vediamo di trovare delle alternative nelle nostre comode case…
FINE.
maggio 13th, 2008 at 11:36
Forse marco manno dovrebbe farsi un corso accelerato di tossicologia e chimica ambientale prima di dissertare su cose che evidentemente NON conosce, se non x sentito dire.
Sono d’accordo con cyberscottato, assolutamente. E lo sono da TECNICO ambientale, essendo io un CHIMICO e non un farmacista come sedicenti esperti che bazzicano dalle mie parti…
Una nota ulteriore su chi blatera di postulati e termodinamica: la legge di Lavoiser è una LEGGE sperimentale, NON un postulato e non c’entra una beamata ciufola con la termodinamica, essendo una legge di chimica ponderale.
Aggiungo inoltre che l’idea che TUTTO quello che entra in un termovalorizzatore sia destinato a diventare rifiuto tossico aereodisperso è una suprema IDIOZIA.
Dalla combustione dell’organico si ottiene per lo più CO2 ed H2O (esattamente come dalla respirazione umana), misti a frazioni secondarie di altri prodotti, fra cui polveri e qualche sostanza pericolosa, al cui emissione è controllabile (anche se purtroppo non eliminabile) con una corretta gestione degli impianti.
Consiglierei a tutti di leggersi qualche testo ben fatto di Chimica Ambientale prima di parlare…
luglio 15th, 2008 at 20:35
ho aperto un sito che intende svolgere una analisi critica del problema inceneritori (e altro): isoladikodia.blogspot.com.
luglio 15th, 2008 at 20:36
PARDON: ISOLADIKODIAK.BLOGSPOT.COM
ottobre 6th, 2008 at 17:32
“il costo di 1 MWh prodotto da un impianto idroelettrico medio è di 66 euro, da un impianto eolico 63 euro, da biomasse 121 e da solare fotovoltaico 280. L’incenerimento di rifiuti solidi urbani con recupero energetico – tenendo fuori il costo di gestione e trattamento dei rifiuti prima che arrivino all’inceneritore – è invece di 228 euro MWh.”
CREDO DI SIA UN ERRORE DI BATTITURA CIRCA IL PREZZO DEL SOLARE FOTOVOLTAICO; VI PREGO DI RETTIFICARLO SE C’E', O DI CONFERMARLO.
GRAZIE, STEFANO
novembre 13th, 2008 at 15:10
@cyberbiscottato:
non è che ci si dimentica dei gas… nei rapporti sulle nanoparticelle prodotte dai termovalorizzatori si vuol evidenziare la pericolosità delle particelle prodotte durante la combustione a temperature elevate: non solo le micro ma anche le nanoparticelle.. queste a causa dei moti convettivi vengono trasportate dai gas e dai vapori emessi dalla ciminiera non per uno due chilometri come riportato nelle VIA ma per chissà quanto! il limite di legge poi riguarda la produzione in massa di particolato indipendentemente dalle dimensioni purché minori di 10 micron, penso non sia necessario spiegarti la differenza del n° di particelle che ci stanno in un kilo con chiamiamolo “diametro medio” paria a 10 micron piuttosto che 1 micron.. considerando la pericolosità di una particella da 1 rispetto a quella da 10, moltiplicandola a parità di massa per il numero di particelle penso tu capisca l’assurdità di quel limite di legge…
Per quanto riguarda le pubblicazioni ne trovi fin che vuoi con google: di rapporti ce ne sono davvero tanti. Mettiti di buona voglia però!
Per quanto riguarda invece il dott. Montanari ognuno può pensarla come vuole, ritieni davvero che un farmacista non può conoscere niente di più che la preparazione del vicks? Le stesso vale anche per la dott. Gatti? Vuol dire che se te sei un chimico e ti sei letto tutti gli scritti dei filosofi puoi parlare solo di chimica mentre se sei un filosofo che sì è studiato tutta la chimica puoi parlare solo di filosofia? Serve una laurea specifica per esprimersi su un argomento specifico? Mi spieghi allora che ca.. ci fanno i politici a Roma? E tutti gli amministratori regionali, provinciali, locali? Come la mettiamo? Chi sono loro per decidere che una consulenza è più valida di un’altra di parere opposto? Secondo me è il loro banchiere che decide..
Infine hai ragione nel dire che gran parte del particolato e quindi anche delle nanopolveri è prodotto dal traffico e, aggiungo io, dalle centrali elettriche. Ma mentre è difficile privarsi dei mezzi di locomozione, delle centrali elettriche e delle caldaie per il riscaldamento, così non è degli inceneritori! Una sensibilizzazione dei produttori nella lavorazione e nel confezionamento delle merci unita ad una raccolta differenziata spinta renderebbe gli inceneritori davvero inutili, ripeto.. inutili!! Vatti a fare un giro al centro di differenziazione e recupero di Vedelago.. ci sono le visite guidate! ma se non si istruisce la gente e gli amministratori locali, provinciali, ecc… va sempre ben! continuiamo a bruciare!! E a pagare…
novembre 16th, 2008 at 14:17
Per quanto riguarda invece il dott. Montanari ognuno può pensarla come vuole, ritieni davvero che un farmacista non può conoscere niente di più che la preparazione del vicks? Le stesso vale anche per la dott. Gatti?
Il problema è che nè Gatti nè Montanari hanno svolto ricerca sugli impatti degli inceneritori. Ricerca scientifica, ovvero produzione di articoli scientifici. Tradotto: nessuno ha verificato il contenuto scientifico delle dichiarazioni di Montanari. E infatti quando ci si avvicina con un occhio appena tecnico, si scopre che riporti dati presi da pubblicazioni non riguardanti l’incenerimento (sempre che citi le fonti, ovvero raramente) e che considera solo una piccola parte delle tecniche di termodistruzione. Le quali non sono limitate all’inceneritori di Brescia o di Acerra, ma applicate a diverse matrici (rifiuti pericolosi, industriali, etc.) in Europa e nel resto del mondo.
Al momento l’attività di Montanari sul tema incenerimento sembra assolutamente incentrata ad accendere i riflettori sulla propria attività imprenditoriale (Nanodiagnostics), sulla propria figura di politico (PBC) e di scrittore (vari libri).
dicembre 27th, 2008 at 00:02
scusate avrei bisogno di un’informazione: per quanti chilometri di raggio un inceneritore ha i suoi effetti dannosi accertati? ringrazio molto chi puo’ rispondermi , grazie
maggio 20th, 2009 at 00:20
[...] professore (Montanari, quello delle nanopatologie) scrive che: ogni combustione produce inquinanti. Il problema oltre le diossine, sono le polveri [...]