Garibaldi primo animalista
Centotrentacinque anni fa, a Torino, Giuseppe Garibaldi, Anna Winter e Timoteo Riboldi fondavano la “Società Protettrice degli Animali contro i mali trattamenti che subiscono dai guardiani e dai conducenti”. Si trattava della prima società zoofila italiana che solo successivamente è diventata ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali). Per gli storici, l’atto che sancisce la volontà fondativa della “Società protettrice degli animali” è una lettera che Garibaldi scrisse il 1° aprile del 1871 da Caprera a Timoteo Riboldi, suo medico personale, nella quale gli chiedeva di predisporre gli atti necessari per fondare la società , la cui presidenza onoraria sarebbe dovuta andare alla signora Anna Winter. “La nostra società ” dirà Riboldi poche settimane dopo “non si occuperà mai né di politica né di religione, ma solo di proteggere gli animali contro i maltrattamenti, come mezzo di educazione morale e di miti costumi”. I soci, che si distinguevano in effettivi, benemeriti ed onorari, dovevano portar con sé un distintivo per farsi conoscere e rispettare dai conducenti e dalla forza pubblica e avevano il diritto di ammonire e denunciare alle autorità i trasgressori, che erano passibili di multa, sequestro del veicolo e arresto personale.
[via ENPA]
da emiliano
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di Carmen il 01/1/70
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luglio 8th, 2007 at 14:59
E devo dire, animalisti fatti in modo ottimo. Infatti non erano animalisti ossessionati e morbosi come lo sono oggi, loro erano animalisti coscienziosi del rapporto uomo natura, cioè la consapevolezza di un limite alla protezione degli animali. Esempio pratico: Garibaldi era un buon cacciatore di Beccacce, lo testimoniano alcuni manoscritti antichi dove riportano alcune sue lettere in cui scriveva che ogni anno, verso la metà di Ottobre si recava in Sardegna dicendo: “vado a vedere come stanno le mie buone e succulenti Beccacce. Ciò dimostra che anche essendo un animalista era conscio del limite non morboso tra uomo e protezione animali.
dicembre 3rd, 2008 at 18:42
Per fortuna sono passati gli anni e un poco più di sensibilità sul problema c’è. Quindi rifiuto il termine di ossessionati e morbosi, magari ce ne sono, ma la maggiorparte sono persone che in prima persona si spendono per evitare agli animali sofferenze senza alcun senso, se non frutto di ignoranza e cattiveria.
La caccia non è uno sport, nella mia valle il mercoledì e la domenica guai a passeggiare nei boschi… lo “sportivo cacciatore” comanda lui! E i coerenti sono anche vegetariani, i vegan sono più che coerenti!