Emissioni, l’Inghilterra si muove

Voi direte: sono solo parole, vogliamo i fatti. Ma almeno in Gran Bretagna il governo si è degnato di presentare il decreto sui cambiamenti climatici. Il tanto atteso “climate change bill” è arrivato. Eccone i punti salienti.
Dichiara innanzitutto l’impegno a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 60% entro il 2050, attraverso piani quinquennali, in accordo con il Protocollo di Kyoto. Nascerà una commissione indipendente, il “carbon committee”, che lavorerà insieme al governo per la riduzione delle emissioni. Saranno creati dei poteri speciali capaci di realizzare le misure per la riduzione delle emissioni e di raggiungere gli obiettivi prefissati. Saranno migliorati i piani di monitoraggio e di segnalazione, in modo particolare come il governo riferirà al parlamento.
La cosa che però mi sconvolge è quanto sia continuo il riferimento al rapporto Stern, come se gli avvertimenti circa l’impatto dei cambiamenti climatici sull’economia fossero l’unico questione in grado di smuovere la sensibilità di intere nazioni. Foto Flickr. Via Guardian.
da emiliano
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di Paolo il 01/1/70
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novembre 17th, 2006 at 02:20
Fino a quando questo sistema basato sul denaro e sul benessere di pochi impererà (cioè sempre?), potremmo aspettarci ben di peggio… dopotutto che la sostenibilità diventi un business è quasi un bene, persone che fanno qualcosa in una buona direzione potrebbero anche diventarci ricche (stavolta non solo spiritualmente com’è accaduto sinora).
Mi chiedo però cosa potrà accadere con tanti altri sottoprodotti del progresso, come ad esempio gli OGM, le nanopolveri, la chimica che rimpiazza il naturale, e tante altre belle schifezze che poco a poco ci alterano le strutture cellulari, esponendoci tra l’altro alla dipendenza da farmaci (generando per cui altro profitto per gli str..Sciacalli/Bayer/Novartis/etc di turno).
Quando l’integrità della salute dell’ essere umano e delle altre forme di vita (escludendo quindi CO2 e riscaldamento globale, che pare siano nella lista delle cose da risolvere) diventerà un business?
Mi sa che dovremo aspettare molto, e comincio a maturare la convinzione che la necessità di masse povere/bisognose/malate/sofferenti (non pensate solo ai villaggi africani, in questo ragionamento rientriamo anche noi quando “abbisogniamo” inutilmente e ciclicamente di qualche cazzata da comprare), sia inversamente proporzionale alla quantità di energia e materie prime a buon mercato.
Una volta dominato l’atomo, le strutture molecolari, e l’energia.. serviranno i poveri/dipendenti?