Non farsi fregare dal termine naturale
Purtroppo quando i termini diventano di uso comune prendono delle accezioni lontane dal significato delle parole stesse. E’ il caso di “naturale”, termine troppo spesso usato a sproposito o astutamente inserito per confondere consumatori poco abili. Stesso discorso si potrebbe fare per “ecoincentivi”, parola che sempre più spesso compare nelle concessionarie, o ad esempio “bio”, vera e propria fonte di manipolazioni semantico-commerciali. Ma non voglio divagare, intendo concentrarmi solo su un termine specifico, in questo caso “naturale”, e su una tipologia ben precisa di prodotti, ovvero i cosmetici.
Secondo uno studio pubblicato da Organic Monitor il consumo di cosmetici biologici sta crescendo in modo esponenziale, soprattutto in paesi come la Germania, la Francia e l’Austria dove si arriva a un 4% di vendite rispetto al totale, contro un 2% della media degli altri paesi europei. Quindi nonostante la crescita si viaggia ancora su percentuali abbastanza basse.
Ma da cosa dipende esattamente questa tendenza?
Dal fatto che, a differenza dei prodotti alimentari, non esistono standard garantiti a livello nazionale e comunitario, e quindi molte case produttrici di farmaci convenzionali si possono fregiare del titolo di “naturale” solo per il fatto di aver introdotto nei loro prodotti (chimici) degli ingredienti naturali.
Attualmente in Italia alcuni enti di certificazione si sono organizzati volontariamente, per realizzare dei disciplinari. Tra questi CCPB, Icea e Bioagricert, realtà importanti che, perlomeno, testimoniano l’impegno del biologico italiano nel settore.
Insomma, ci può anche stare che la cosmesi convenzionale intuisca le paure dei consumatori e le assecondi, ma sta a noi capire cos’è naturale veramente e cosa no. Qualcuno già ci aiuta, ma comunque vale sempre il solito ritornello, la politica si fa al supermercato. Saper leggere le etichette e informarsi su marchi e diciture diventa fondamentale. Nessuno ci può salvare da noi stessi.
da emiliano
Ultimo commento:
di Fabio Pancrazi il 01/1/70
TESTO DEL BREVETTO
DEP. N. AR2006A000045
Cosmetico che, indipendentemente dal p...
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novembre 8th, 2006 at 17:54
La mia risposta:
TESTO DEL BREVETTO
DEP. N. AR2006A000045
Cosmetico che, indipendentemente dal procedimento utilizzato per realizzarlo, viene sottoposto ad un processo industriale di surgelazione.
La presente invenzione si riferisce ad un cosmetico surgelato, avente la proprietà di non contenere conservanti e di raffreddare la parte del corpo umano trattata.
Le regole della criocosmesi classica (dal greco kryos che significa freddo), per potenziare le azioni delle sostanze di interesse cosmetico, scelgono un mix di olii essenziali come il mentolo, il pino, l’eucaliptolo, la canfora allo scopo di provocare un “effetto freddo”.
Allo stato dell’arte negli istituti di bellezza è noto che i prodotti di ghiaccio (congelati) rassodano, contrastano i cuscinetti di grasso e stimolano la circolazione.
Attraverso il risultato indotto dalla vasocostrizione (seguito di riflesso da una vasodilatazione) il freddo stimola la microcircolazione capillare, favorendo inoltre l’assorbimento dei principi attivi.
Nessuno ha tuttavia mai pensato ai cosmetici surgelati, senza conservanti ed accompagnati dalla “catena del freddo” durante tutta la loro vita commerciale.
Cosmetici da tenere in frigoriferi espositori presenti nei negozi come quelli del pesce e delle verdure surgelate.
L’impiego di siffatti cosmetici permetterebbe una migliore conservazione delle loro caratteristiche, maggiore igienicità e si diminuirebbero gli eventuali problemi di sensibilizzazione o allergenicità dovuti a certi additivi contenuti nei cosmetici tradizionali, oltre naturalmente alla loro funzione criocosmetica.
RIVENDICAZIONI
Cosmetico caratterizzato dal fatto che, indipendentemente dal procedimento utilizzato per realizzarlo, viene sottoposto ad un processo industriale di surgelazione.