Cristina non sei sola
L’Italia è il paese delle contraddizioni e delle stranezze giudiziarie. Visto come vanno molti processi in Italia, credereste mai che un guardiacaccia possa essere condannato a due anni e tre mesi di reclusione per falso in atto pubblico, sostituzione di persona, truffa allo scopo di procurarsi semplicemente un giorno di riposo compensativo? Ebbene sì, questa è la storia di Cristina Rovelli, prima donna guardiacaccia in Italia e già inviata di Licia Colò in Animali&Animali. La donna, già nota per le sue battaglie in difesa degli animali e dell’ambiente selvatico, è stata condannata infatti, dal tribunale di Lecco il giugno scorso proprio per questo motivo.
Leggendo le pagine del sito che ospita il comitato Cristina non sei sola e ascoltando le opinioni dei suoi “difensori” viene perlomeno qualche dubbio su una storia che presenta un finale – per ora – per niente a lieto fine. Questa la sintesi dei fatti: Cristina, secondo i giudici, avrebbe architettato un “complotto” teso a simulare due interventi di salvataggio (una donnola e un passerotto) in un giorno di riposo, con l’obiettivo poi di ottenere un giorno di riposo compensativo.
Il comitato ha organizzato presidi e picchetti sia a Lecco che a Milano. Se volete maggiori informazioni su questa storia o intendete aiutare Cristina visitate pagine del sito.
da emiliano
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