Sviluppo sostenibile

La carta dalle banane

bananaGli attuali metodi per produrre carta sono spesso tossici, comportano un gran dispendio di energia e un notevole spreco d’acqua. Quindi oltre all’importantissima questione del riciclo c’è bisogno di tecniche di produzione maggiormente sostenibili. E sembra che quelli di Papyrus Australia abbiano trovato la strada giusta, studiando un metodo per ricavare carta dalle piante di banana. Il processo prevede un risparmio di energia del 99% e non prevede l’uso né di sostanze chimiche né di acqua. L’idea nasce dal fatto che le piante di banana hanno una vita molto breve (circa un anno) e dopo la raccolta dei frutti vengono tagliate. Quindi il sistema consentirebbe di recuperare una grande quantità di materiale organico e permetterebbe di risparmiare anche sul trasporto, realizzandosi nello stesso luogo delle piantagioni.

[via World Changing]

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gen  06
16
alle 04:40
da emiliano

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di il 01/1/70

farò buon uso della segnalazione magari se riesco a trovare qualcosa in rete ci scrivo un post

...


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9 Commenti to “La carta dalle banane”

  1. aldo de luca dice:

    Per la produzione di carta ci sarebbe una pianta che però è purtroppo criminalizzata nonostante le sue infinite applicazioni: questa pianta è la cannabis sativa, la quale non richiede neanche fertilizzanti per la crescita e anzi la sua coltivazione arricchisce il terreno rendendolo più fertile.
    Inoltre la resa a parità di superficie rispetto al legno è molto superiore.
    Purtroppo l’ottusità umana impedisce che si possa coltivare questa pianta che sarebbe una panacea per l’ambiente, e oltretutto avrebbe vantaggi anche da un punto di vista economico creando posti di lavoro ecocompatibili.
    E poi la qualità della carta fatta con questa pianta sarebbe di qualità infinitamente superiore a quella ottenuta dal legno

  2. Luca dice:

    Ma questo poi nn andrebbe a sregolare il bilancio humico nel terreno rendendo “sterile” lo stesso terreno e quindi porterebbe ad un aumento di fertilizzanti?!
    E’ una domanda, xkè nn conosco le tecnike colturali adottate x la coltivazione delle banane..è solo x curiosità :-)

    Saluti :-)

  3. Anonimo dice:

    io credo che se questa pratica non portasse ad un aumento spoporzionato delle piantagioni di banane non avrebbe alcun impatto negativo

    si tratterebbe semplicemente di aggiungere un processo a una realtà agricola che già esiste e che comunque porterebbe alla putrefazione di milioni di alberi di banane

    se invece diventasse un modo per intraprendere colture intensive di banane (questo vale ad esempio anche per il biodiesel) avrebbe numerosi aspetti negativi

    ciao

  4. Luca dice:

    Ma se imputridiscono (a parte il problema della cessione di CO2 e della fermentazione metanifera) allora la sostanza organica torna al terreno, quindi quello ke era stato sottratto al suolo gli torna grossomodo; se invece le estirpiamo e le portiamo altrove x produrre carta ke sarà venduta x tutto il mondo, allora la “rikkezza” di elementi di quel suolo, in cui sono cresciute le piante andranno sparse..quindi come conseguenza si impoverisce il terreno..con conseguente utilizzo di concimi e fertilizzanti vari

    Spero di essere stato kiaro..tutto questo fermorestando il numero di palme piantate..è un discorso di cicli biogeochimici

    Saluti :-)

  5. Anonimo dice:

    non mi azzardo ad affrontare una questione che conosco in modo estremamente vago (cicli biochimici), ma ti posso dire due cose:

    1) Nei paesi in cui la banana è di casa, non c’è parte della pianta che vada sprecata.
    Dopo che il frutto è stato raccolto, il casco, le foglie, i fiori e le radici servono a ricavare farina, aceto, carta, coloranti, combustibile, legno compensato e mangime per animali.

    Qunidi quello che dici potrebbe essere vero, ma come vedi l’utilizzo della pianta dopo il raccolto già esiste

    2) questo è meno importante rispetto alla tua domanda, ma è una chiarificazione: il progetto nasce per produrre carta in loco e non per trasportare le piante ‘altrove x produrre carta ke sarà venduta x tutto il mondo’

    e questo ha un impatto estremamente positivo
    - trasporti
    - inquinamento

    il discorso del ‘rot down’ (imputridire) l’ho letto sul sito di Papyrus Australia dove però il processo era spiegato in modo molto sommario quindi non ti so dire se corrisponde a realtà

    so per certo però che dopo ogni ciclo annuale, prima che il fusto muoia, la pianta viene largamente utilizzata per usi molto differenti

    ciao

  6. Luca dice:

    Ok grazie x le delucidazioni :-)

  7. Anonimo dice:

    non conoscevo questo tipo di utilizzo della cannabis

    ti ringrazio per il contributo

    già, ai vantaggi legati all’uso curativo si andrebbero ad aggiungerne molti altri

    ma vista l’attuale situazione politica e il nuovo papa oscurantista credo che la prospettiva sia molto lontana

  8. aldo de luca dice:

    Caro Emiliano
    Ciò che dici è estremamente vero.
    Ti segnalo uno dei tanti libri “illuminanti” sull’uso della cannabis.
    CANNABIS
    I MILLE USI DI UNA PIANTA MIRACOLOSA
    Chris Conrad
    Edizioni Castelvecchi

    Ti ringrazio dell’attenzione.
    A presto
    Aldo

  9. Anonimo dice:

    farò buon uso della segnalazione magari se riesco a trovare qualcosa in rete ci scrivo un post

    ciao

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